Voto a Strasburgo e ISDS: la posizione Stop TTIP Italia

TTIP a Strasburgo: l’arbitrato internazionale al centro dello scontro
Stop TTIP Italia: qualsiasi modifica a ISDS si rifletta anche su accordo Canada e Singapore

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La Campagna Stop TTIP Italia chiarisce la sua posizione a pochi giorni dalla votazione della Relazione Lange sul TTIP al Parlamento europeo di Strasburgo, che dovrebbe dare una cornice negoziale più definita alla Commissione europea.

La Relazione Lange più che un tentativo di dare limiti invalicabili alla Commissione europea appare come un tentativo di mediazione al ribasso tra i due partiti di maggioranza relativa, Socialdemocratici e Popolari, più interessato agli equilibri interni che non a una reale incisività sul negoziato. La Relazione è molto fumosa, con dichiarazioni generali incapaci di definire chiaramente un confine invalicabile. Tra gli elementi di criticità si sottolineano il compromesso sull’arbitrato internazionale, frutto di mediazioni al ribasso, e la questione del “non abbassamento degli standard agroalimentari”, chiaramente smentita dal documento negoziale dell’UE, reso pubblico grazie alle pressioni della società civile. Sul testo si indica come unico riferimento il Codex Alimentarius, che ha standard meno stringenti dell’EFSA, l’Agenzia europea sulla sicurezza alimentare. E quello che conta è la posizione della Commissione europea considerato che la Risoluzione del Parlamento ha carattere eminentemente consultivo.

L’emendamento di compromesso sull’arbitrato internazionale, che sembra aprire su una versione più leggera e riformata è per Stop TTIP Italia “inaccettabile” (qui le principali motivazioni). Uno degli obiettivi sostanziali degli arbitrati a protezione degli investimenti sta nel rendere vincolante una normativa che sarebbe altrimenti “soft law” senza passare per organismi democraticamente eletti ma, al contrario, limitandone le prerogative. Sono molti gli accordi bilaterali che li comprendono, oltre 90 per l’Italia, ma sono stati firmati per la stragrande maggioranza con Paesi in via di Sviluppo dove si presumeva che le corti giuridiche convenzionali non fossero adeguatamente affidabili. Non è chiaramente il caso di Unione europea e Stati Uniti che, ricordiamolo, rimangono tra i principali protagonisti degli Investimenti Diretti Esteri (IDE), sia come riceventi che come Paesi di appartenenza degli investitori. Il Brasile assomma più della metà degli IDE in America Latina e non ha in essere alcun trattato bilaterale con ISDS. Inoltre recenti studi stanno smentendo la vulgata secondo la quale nelle cause davanti all’ISDS sarebbero gli Stati ad avere la meglio: una più approfondita analisi dei dati mostra invece come siano gli investitori a fare la parte del leone durante i dibattimenti, spesso secretati, davanti al panel arbitrale.

La spaccatura interna al gruppo dei Socialdemocratici europei (S&D) dimostra come la questione rimanga ben lungi dall’essere risolta. Nonostante l’emendamento di compromesso gruppi parlamentari S&D nazionali come quello belga e quello francese hanno dichiarato la loro opposizione alla mediazione al ribasso fatta con il Partito Popolare. In tutto questo ha un grande valore aggiunto il documento tripartisan firmato da Sergio Cofferati, del gruppo S&D; Eleonora Forenza, della GUE; e Tiziana Beghin, del Movimento 5 Stelle, che chiedono che venga escluso ogni meccanismo di arbitrato sia pubblico che privato dal negoziato sul TTIP.

La Campagna Stop TTIP Italia ritiene totalmente inadeguata la Risoluzione Lange su molti punti.

“Chiediamo che vengano sostenuti tutti gli emendamenti che la società civile internazionale ha proposto” sottolinea Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia, “che prevedono: l’esclusione dell’ISDS in ogni sua forma; l’esclusione esplicita dei servizi pubblici dal tavolo negoziale come per l’audiovisivo; chiarezza sui servizi che si vorrebbero privatizzare (lista positiva); capitolo sullo sviluppo sostenibile vincolante; chiarezza su quali standard di riferimento sull’agroalimentare si vogliono prendere come riferimento”.

“Sull’arbitrato internazionale”, chiarisce Monica Di Sisto, tra i portavoce della Campagna Stop TTIP Italia,”chiediamo che si converga e si voti l’emendamento che esclude ogni tipo di arbitrato dal TTIP, reputato da noi rischioso ed inutile. In ogni caso, chiediamo che ogni cambiamento eventualmente approvato (sia l’esclusione totale, sia l’ISDS leggero) abbia immediate ricadute anche sull’accordo con il Canada (CETA) e sull’Accordo con Singapore, entrambi in revisione bozze prima della ratifica. Sono due trattati che sono stati conclusi a settembre e ottobre 2014 che comprendono entrambi un ISDS nella forma tanto contestata anche da chi, in questo momento, sostiene il TTIP. Come evidenziato persino dal presidente del gruppo S&D al Parlamento europeo Gianni Pittella, ogni cambiamento sull’arbitrato nel TTIP dovrà di necessità riaprire il capitolo investimenti del trattato con il Canada e con Singapore, per evitare di far entrare dalla finestra ciò che si dichiara voler buttare fuori dalla porta”.

“Il lavoro di pressione che la Campagna Stop TTIP Italia assieme alle reti internazionali sta facendo sugli europarlamentari” conclude Marco Bersani, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia,”non deve far dimenticare che la società civile rimane contraria al TTIP nel suo impianto complessivo, considerato una soluzione inadeguata, rischiosa e fortemente condizionata dalle lobbies che contano, a tutto svantaggio del mercato interno europeo, delle micro e piccole imprese europee, dei piccoli produttori e dei consumatori. La recente questione del latte in polvere dimostra quali siano gli interessi delle grandi imprese e cosa significhi rendere legalmente vincolante una soft law come quella della “libera circolazione delle merci”. Gli emendamenti proposti e la pressione conseguente ha come obiettivo quello di rendere palesi le criticità, troppo spesso nascoste dal Commissario EU Malmstrom e dal Viceministro italiano Carlo Calenda, e di contribuire a uno scenario meno problematico, nella malaugurata ipotesi che il TTIP venga portato a conclusione”.

strasburgo

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