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Amazzonia, serve un segnale: stop all’accordo UE-Mercosur

Il 17 giugno scorso oltre 300 organizzazioni e reti internazionali, tra cui la campagna Stop TTIP Italia, hanno chiesto lo stop al negoziato tra Unione Europea e i paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). Oggi il richiamo alla politica arriva anche dai giovani di Fridays For Future.
Tra le motivazioni c’è un chiaro riferimento al possibile impatto sui diritti delle comunità indigene e sull’Amazzonia, minacciate dagli interessi dell’agribusiness per la coltivazione estensiva di soia, di zucchero e per l’allevamento bovino.

Secondo il Ministero dell’Economia brasiliano l’accordo UE-Mercosur aumenterebbe il PIL del Brasile di oltre 87 miliardi di dollari in 15 anni, arrivando a 125 miliardi se si considera la riduzione delle barriere non tariffarie (quindi standard e regolamentazioni) e la crescita della produttività dovuta ad alcuni fattori specifici. Tra questi l’aumento delle quote di importazione europee e la riduzione delle tariffe per alcuni settori – carne e materie prime agricole in particolare – che hanno bisogno di terreno disponibile e libero dagli alberi.

L’aumento dei roghi in Amazzonia in questi primi sei mesi dell’anno, (ad oggi sono oltre 75 mila, il doppio di quelli registrati nello stesso periodo del 2018), ha portato alla distruzione di oltre 225 mila ettari di foresta, oltre il doppio dell’anno precedente. Soltanto nel maggio del 2019, in 31 giorni, sono stati persi 739 km quadrati di foresta, corrispondente a due campi di calcio al minuto. Tutto terreno che si libera per l’allevamento, con la potente lobby agricola del Brasile felicissima alla prospettiva di aumento delle esportazioni agroalimentari di carne e soia in UE e in Cina (quest’ultima infatti cerca di diversificare le sue enormi importazioni di soia, evitando l’acquisto dagli USA con cui ha ingaggiato una guerra commerciale). Una lobby che sente di poter agire nella piena impunità, dal momento che il presidente Bolsonaro l’ha favorita con una progressiva rimozione di regolamentazioni ambientali in Brasile.

Nonostante la Commissione Europea si ostini a sostenere l’accordo, definendolo come uno strumento che rinforza l’Accordo di Parigi sul clima, Paesi come l’Irlanda e la Francia hanno promesso di bloccarne l’approvazione. Ad oggi, però, dalle stanze di Bruxelles ciò che filtra è solamente un potenziale bando all’importazione di carne brasiliana, questione che forse verrà affrontata alla prossima riunione della Commissione Commercio del Parlamento Europeo (INTA Committee) ai primi di settembre.

Ma al di là delle posizioni dettate dall’emergenza, è la sostanza del trattato a essere inaccettabile: il capitolo su commercio e sviluppo sostenibile, notevolmente più ampio di quelli previsti in accordi simili con altri Paesi, prevede chiari riferimenti alle convenzioni ambientali come l’Accordo di Parigi sul clima, la Convenzione sulla biodiversità (CBD), i testi sulla tutela forestale o sulle specie animali, ma non prevede nessun meccanismo sanzionatorio in caso non venissero rispettati gli accordi, anzi lo esclude in modo esplicito. Il trattato, approvato dalle parti, è entrato nel processo di legal scrubbing, la correzione di bozze che lo porterà nella sua versione ultima alla nuova Commissione Europea e al Consiglio Europeo per la approvazione definitiva. Solo dopo toccherà al Parlamento Europeo e ai Parlamenti nazionali votare la ratifica finale.

Alle parole, adesso, devono arrivare i fatti: le centinaia di migliaia di ettari di foresta non saranno facilmente recuperabili in breve tempo, ma per evitare un danno ancora peggiore bisogna bloccare il processo di approvazione dell’accordo. Occorre una presa di posizione chiara e definitiva sull’insostenibilità di un trattato che già nel testo dà priorità alle questioni commerciali rispetto alla tutela ambientale e dei diritti delle persone.
Un voto contrario al Parlamento Europeo, un veto al Consiglio e un’opposizione nei Parlamenti nazionali sono la risposta più efficace, al di fuori della retorica del momento e per dare voce a una vera agenda alternativa e sostenibile sul commercio internazionale.

Italia condannata dal tribunale delle multinazionali

Il tribunale delle multinazionali condanna l'Italia a pagare 10 milioni di euro in una causa #ISDS

L’Italia perde ancora in un arbitrato internazionale. La recente sentenza emessa da tre avvocati commerciali è l’amaro epilogo di una causa intentata dalla società olandese CEF Energia BV al nostro paese presso la Camera di commercio di Stoccolma.

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6 risposte a chi difende il TTIP zombie

Da quando il nostro governo ha dato il suo via libera in Consiglio europeo all’avvio di una nuova trattativa di liberalizzazione commerciale con gli Stati Uniti, abbiamo assistito a un disperato tentativo di convincere l’opinione pubblica del fatto che il TTIP non fosse tornato dal mondo dei morti. Invece, è andata è roprio così: un TTIP zombie è stato riesumato.

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Il nuovo TTIP parte con l’ok dell’Italia

Conte Di Maio Salvini TTIP

Ieri, 15 aprile, tutti i governi dell’Unione – eccetto la Francia, contraria, e il Belgio, astenuto – hanno dato il via libera ai mandati chiesti dalla Commissione europea per negoziare un nuovo accordo transatlantico di liberalizzazione del commercio con gli Stati Uniti.

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TTIP: il Parlamento interroga il governo sull’ok in consiglio europeo

Due interrogazioni parlamentari, una alla Camera e una al Senato, chiedono al presidente del Consiglio e al Ministro dello Sviluppo economico di chiarire il perché l’Italia abbia dato il via libera al nuovo TTIP nel Consiglio europeo del 21-22 marzo 2019.

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Italia favorevole al nuovo TTIP: entro due settimane i mandati all’UE

Il Governo italiano non ha fatto nulla per impedire il riavvio dei negoziati tra Unione europea e Stati Uniti per approvare una nuova versione del TTIP, il controverso accordo commerciale transatlantico già rigettato da milioni di cittadini europei e centinaia di organizzazioni sindacali, ambientaliste e della società civile in tutti gli Stati membri.

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I (brutti) fratelli del CETA: conoscerli per evitarli

Non c’è soltanto il CETA a richiedere la massima attenzione del governo italiano. La Commissione europea sta infatti portando avanti una pletora di accordi di libero scambio con paesi o blocchi di paesi di tutto il mondo. L’impianto generale è sostanzialmente lo stesso del trattato tossico Ue-Canada, così come i tanti potenziali effetti negativi.

Per offrire un quadro completo ai cittadini e alle istituzioni, la Campagna Stop TTIP Italia lancia oggiDalle dichiarazioni ai fatti: perché dobbiamo fermare il CETA e tutti i suoi (brutti) fratelli“, il primo rapporto che analizza in dettaglio la logica e gli impatti di ciascun accordo bilaterale nell’agenda dell’Unione europea. Un’agenda che la Commissione intende portare a compimento entro le prossime elezioni, ed è per questo che molti negoziati stanno accelerando il loro iter, senza tener conto delle proteste e delle criticità più volte evidenziate da parti del mondo produttivo e della società civile. Leggi il resto di questa voce

Parlamentari di tutti gli schieramenti chiedono a Di Maio di fermare il JEFTA

L’Intergruppo Parlamentare No CETA, costituitosi la scorsa legislatura e composto da deputati e senatori di tutti gli schieramenti, ha chiesto pubblicamente al Vice presidente del Consiglio e Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, di far sospendere la firma del Trattato UE-Giappone (JEFTA) e di riferire in Parlamento su un via libera rilasciato senza adeguata consultazione. La Campagna Stop TTIP/Stop CETA si associa alla richiesta e rilancia la proposta di un incontro con il Ministro per ribadire le proprie preoccupazioni sugli effetti a catena di una eventuale approvazione del JEFTA. Di seguito, il comunicato dell’Intergruppo. Leggi il resto di questa voce

Il Governo raccoglie le mobilitazioni #StopCETA, riparta il confronto con l’esecutivo e in Parlamento

 

Bene l’impegno sulla non ratifica del trattato con il Canada e degli altri trattati tossici

Riparta il confronto in Parlamento e  con il Governo

Accogliamo con soddisfazione l’impegno del Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio che, in un’intervista alla Stampa di oggi, conferma l’impegno assunto in campagna elettorale per lo Stop alla ratifica del CETA e degli altri trattati di libero scambio che danneggiano ambiente, diritti e un commercio leale e solidale dentro e fuori dall’Europa.

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TTIP, l’UE si nasconde dietro Trump per commerciare i nostri diritti

Lo spettro del TTIP getta la sua ombra sull’Europa con il nuovo rapporto statunitense sulle leggi distorsive per gli scambi commerciali. In base al documento, UE e Italia dovrebbero cestinare numerose leggi che tutelano diritti, ambiente e qualità del cibo

Mentre Donald Trump tenta di imporre gli interessi americani nel mercato globale con una precisa alternanza di sparate e misure – e la Commissione europea si precipita per questo a riaprire i negoziati commerciali cui oltre 5 milioni di cittadini in tutta Europa si sono opposti con petizioni e manifestazioni, lo staff del presidente USA fa uscire tempestivamente il rapporto 2018 sulle leggi estere più distorsive per gli scambi a stelle e strisce. Leggi il resto di questa voce

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