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Un altro caso ISDS contro l’Italia?

Forti indizi portano a temere che una seconda procedura di arbitrato possa abbattersi sul governo italiano a breve. Eppure i suoi vertici restano pasdaran del TTIP

 

Un altro caso ISDS contro l’Italia

L’Italia rischia una nuova causa ISDS, ancora una volta per provvedimenti legati alle energie rinnovabili. Questa volta nel mirino degli investitori – di cui non sono noti il profilo e il numero complessivo – ci sarebbe lo Spalma Incentivi, decreto del governo Renzi che dispone tagli retroattivi delle sovvenzioni per impianti fotovoltaici anche già in funzione.

Sembra solo questione di tempo per l’apertura del caso. A confermarlo, le parole dell’avvocato Rosella Antonucci, dello studio Legance, che in Italia assiste clienti decisi a ricorrere all’ICSID, il tribunale della Banca Mondiale che gestisce i casi ISDS, specialmente legati al Trattato sulla Carta dell’Energia (Energy Charter Treaty – ECT).

L’iter è oggi alla «fase di pre-notifica», spiega Antonucci, che aggiunge: «Seguiamo con molta attenzione, insieme ai soci della nostra practice di litigation, le vicende relative agli arbitrati ECT. Molti nostri clienti stanno considerando di avvalersi di questo rimedio in relazione agli effetti dello Spalma Incentivi».

A meno circa una settimana da quando Stop TTIP Italia ha rivelato l’esistenza della prima causa ISDS nei confronti del nostro Paese, dunque, giungono forti indizi dell’approssimarsi della seconda.

Eppure il governo non commenta, ma sceglie la strada del silenzio assordante. Sarebbe una contraddizione troppo grande sostenere l’innocenza di un meccanismo di arbitrato internazionale nel TTIP mentre ci si trova bersagliati dai ricorsi. Senza contare che, nel tritacarne dell’ISDS, non finiscono solo provvedimenti censurabili come i colpi di scure sulle energie pulite. Anzi, spesso le aziende impugnano normative in difesa dell’ambiente, dei lavoratori o dei servizi pubblici. Possono farlo sfruttando definizioni volutamente vaghe di principi come la “non discriminazione”, l’“espropriazione indiretta” o il “trattamento giusto ed equo”, inserite nei trattati internazionali sul commercio e gli investimenti.

La pericolosità di queste formule ha portato a un’esplosione di ricorsi negli due decenni. Da poche decine sono schizzati a 608, coinvolgendo 101 governi di tutto il mondo. E non esistono soluzioni alternative al pagare caro lo scotto di scelte improvvide. Nemmeno sciogliere i patti capestro, come ha fatto proprio l’Italia, optando per l’uscita dalla Carta dell’Energia lo scorso anno.

Tuttavia, questo non basterà ad evitare eventuali condanne al nostro Paese. Infatti, gli investimenti esteri restano coperti da ISDS per 20 anni dopo la rescissione del trattato.

«In questo momento l’ISDS è il classico elefante nella stanza del governo italiano – dichiara Monica di Sisto, portavoce della campagna Stop TTIP Italia – che usa due pesi e due misure. Da un lato ne appoggia indiscriminatamente l’inclusione nel TTIP, dall’altro fugge dalla Carta dell’Energia dopo aver subito ricorsi che pagheranno i contribuenti».

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