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UE-Mercosur: il futuro al rogo

In un nuovo report della nostra Campagna, perché l’Italia deve seguire l’Austria e dire no al nuovo trattato tossico che minaccia l’Amazzonia

Mentre in tutto il mondo le ragazze e i ragazzi dei Fridays for future chiedono a milioni in piazza ai propri Governi di proteggere il loro futuro dai cambiamenti climatici, la Commissione europea vuole forzare un vecchio accordo un’Argentina al collasso, il Brasile del negazionista climatico Bolsonaro, Uruguay e Paraguay. Un trattato di liberalizzazione selvaggia. quello EU-Mercosur, che alimenta una concorrenza sleale contro i produttori europei – tutti concordi, per una volta, a chiederne lo stop – a spese della nostra salute e del polmone verde del mondo, l’Amazzonia.

Il report “Il futuro al rogo” viene lanciato dalla Campagna Stop TTIP/CETA Italia in occasione dello sciopero globale contro i cambiamenti climatici, come contributo alla riflessione su come un commercio senza regole possa, ancora una volta, vanificare tutti gli sforzi per contenere l’emergenza sociale e ambientale che dilaga nel pianeta. Denunciamo, inoltre, come l’Europa non debba e non possa esporre a maggiori rischi attivisti, donne, giovani, contadini e indigeni che soprattutto in Brasile si battono e muoiono per difendere l’Amazzonia dall’aggressione dell’agribusiness e dei padroni delle miniere.

Nonostante la Commissione Europea sia stata rinnovata e la neopresidente Ursula Von Der Leyen abbia posto tra gli obiettivi cardine del suo mandato un Green Deal per l’Europa, il suo Commissario al Commercio Phil Hogan ha difeso strenuamente la positività dell’accordo con i paesi del Mercosur. Il tutto, nonostante il governo del suo paese d’origine, l’Irlanda, abbia minacciato la bocciatura della ratifica per gli impatti ambientali e sull’agricoltura nazionale.
L’Austria si è spinta oltre, votando un atto parlamentare di indirizzo vincolante per il governo, che lo obbliga a mettere il veto al tavolo del Consiglio dell’UE quando, nella seconda metà del 2020, dovrà dare un parere sulla ratifica.
L’Italia dovrebbe agire nella stessa direzione: Governo e Parlamento riempiano di contenuto i tanti annunci fatti sull’ambiente e il clima, bocciando subito l’accordo già concluso con il Canada (CETA) e mettendo un veto in Europa sul trattato con il Mercosur.

Il Comunicato stampa con le nostre richieste

Caro Governo del “Cambia-in-peggio”, ti riscriviamo…

Lettera aperta promossa dal Coordinamento nazionale No TRIV e dal Campagna Stop TTIP/CETA Italia

Onorevole Presidente e Vicepresidenti,

Siamo gli autori della lettera del 23 maggio scorso, a Voi indirizzata a due mesi esatti dalla manifestazione che vide marciare oltre 100 mila persone per le strade di Roma per affermare il diritto delle donne e degli uomini di questo Paese ad una stagione di cambiamenti radicali nelle politiche economiche, sociali, climatiche ed ambientali, considerata la crisi che assedia l’Italia da troppi anni e sotto tutti questi aspetti.
In un crescendo di scelte sbagliate, avete fatto ingiustificabili passi indietro rispetto alle promesse elettorali: una finta moratoria sulle trivellazioni in mare, l’approvazione di tutti gli accordi di libero scambio su cui siete stati chiamati a dare il primo via libera in Consiglio Europeo (compresi i dannosi accordi con il Vietnam e i Paesi del Mercosur) fino all’assenso a grandi opere controverse come il TAP e l’accelerazione su tutti i progetti riguardanti gas e petrolio.
L’inversione a U rispetto agli impegni presi si è completata con il sì all’alta velocità Torino-Lione: un’opera che dovrebbe essere sospesa alla luce delle esigenze urgenti di riduzione delle emissioni climalteranti e del calo netto dei flussi commerciali sulla tratta.
Le politiche economiche nel complesso rimangono poco incisive e ambiziose: privilegiano alleanze con grandi gruppi un tempo criticati, tagliano spesa e investimenti pubblici proprio come rimproverato ai miopi governi precedenti, si inginocchiano ai vincoli UE e coprono con misure-tampone per i più poveri le cospicue regalie alle imprese e una nuova stagione di privatizzazioni, culminante nel mancato rispetto degli esiti del referendum sull’acqua pubblica del 2011.
A questo si aggiunge una politica interna ed estera improntata alla criminalizzazione della solidarietà e allo smantellamento di ogni esperienza di accoglienza e integrazione efficaci, in assenza di una decisa azione nelle sedi europee per politiche migratorie rispettose dei diritti umani e più adeguate ai tempi.
Da paladini del cambiamento e della Costituzione vi rivelate sintomi di quando grave e pervasiva sia la crisi morale e politica delle istituzioni repubblicane, proprio quando la crisi sociale, morale, ambientale e climatica del Paese richiedeebbe capacità di tutt’altra statura.
Noi restiamo unite e uniti nel ribadire la necessità di una svolta radicale e di una riconversione ampia e profonda del sistema economico e sociale del nostro Paese, che intendiamo realizzare con tutta la forza di cui siamo capaci.

Chiediamo un audit nazionale pubblico e partecipato per le politiche strategiche del nostro Paese, a partire da quelle industriali e ambientali, in cui discutere a partire dai territori e dai loro abitanti, dai movimenti, dalle organizzazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, dei consumatori e della società civile, le vostre scelte incomprensibili e contraddittorie.
Chiediamo un audit nazionale del debito pubblico, per chiarire nel merito i rilievi sollevati a livello europeo e nazionale, e consentire al nostro Paese la stessa agibilità accordata, ad esempio, a Francia e Germania e scegliere più consapevolmente le priorità di spesa pubblica a partire dal prossimo Def.
Chiediamo una  valutazione d’impatto integrata nazionale, con una metodologia chiara e atti accessibili, degli accordi internazionali commerciali che l’Italia ha sottoscritto e intende sottoscrivere, e una azione politica chiara di inversione delle priorità attuali con gli strumenti della bocciatura delle ratifiche e del veto in sede europea.
Chiediamo il rispetto dell’Accordo di Parigi contro i cambiamenti climatici, il rispetto degli impegni per la riduzione delle emissioni, per la riduzione dell’uso dei pesticidi e del Piano d’azione nazionale su impresa e diritti umani, verso una scelta chiara in favore della produzione clima-compatibile e circolare, le energie rinnovabili, la mobilità sostenibile, l’agroecologia.

Continueremo a fronteggiare con la serietà delle nostre analisi e la concretezza delle nostre proposte l’approssimazione e il malgoverno delle istituzioni italiane ed europee, con o senza di Voi.

Ecco chi ha votato sì al JEFTA

La lista degli eurodeputati italiani che hanno deciso di ratificare l'accordo tossico UE-Giappone

Questa è la lista degli eurodeputati italiani che hanno deciso di ratificare l’accordo tossico Ue-Giappone (JEFTA), contro l’interesse pubblico e le richieste della società civile. Sotto, l’elenco di chi invece ha deciso di opporsi. A questo link la posizione della Campagna Stop TTIP Italia. Non c’è bisogno di ulteriori commenti.

Favorevoli al JEFTA

  • EFDD: Adinolfi (M5S), Agea (M5S), Aiuto, Beghin (M5S), Castaldo
  • (M5S), Corrao (M5S), D’Amato (M5S), D’Ornano (M5S), Evi (M5S), Pedicini (M5S), Tamburrano (M5S), Valli, Zullo (M5S) 
  • ENF: Bizzotto (Lega), Borghezio (Lega), Ciocca (Lega), Scottà (Lega), Zanni (Lega)
  • ECR: Fitto (CoR), Maullu (FdI), Sernagiotto (CoR)
  • NI: Borrelli 
  • PPE: Cicu (FI), Gardini (FI), Leontini (FI), Matera (FI), Martusciello (FI), La Via (Ncd-Udc), Salini (Ncd-Udc), Dorfmann (Stv)
  • S&D: Bonafè (PD), Bresso (PD), Caputo (PD), Chinnici (PD), Costa (PD), Cozzolino (PD), Danti (PD), De Castro (PD), De Monte (PD), Ferrandino (PD), Gentile (PD), Giuffrida (PD), Gualtieri (PD), Mosca (PD), Picierno (PD), Toia (PD), Viotti (PD), Zanonato (PD), Zoffoli (PD)

Contrari al JEFTA

  • GUE: Forenza (Prc), Spinelli 
  • S&D: Bettini (PD), Briano (PD), Cofferati (PD), Morgano (PD), Panzeri (PD), Schlein (Possibile)

Astenuti

  • Benifei (PD)

Il Parlamento Europeo approva il JEFTA

Con 474 voti favorevoli, 152 contrari e 40 astenuti, il JEFTA è passato al Parlamento Europeo. Una plenaria alle soglie delle elezioni ha dunque deciso ancora una volta di dare priorità al volere delle grandi imprese transnazionali, agli interessi dei big dell’agricoltura industriale e della finanza. Con la creazione di questa area di libero scambio senza precedenti crollano fondamentali regole che tutelavano diritti, servizi, salute, lavoro e ambiente (leggi il nostro report sul JEFTA). Non sfugge a nessuno che il JEFTA sia una copia del CETA, del TTIP e dei peggiori trattati commerciali in fase ancora negoziale. L’assenza (in questa fase) di una clausola ICS, che avrebbe permesso alle imprese di fare causa agli stati contro regole a loro sgradite, non è sufficiente a rendere il JEFTA un accordo i cui benefici superano i rischi.
La ratifica del Parlamento Europeo ha infatti dato il via libera a un testo che prevede l’istituzione di una dozzina di comitati tecnici, i quali, d’ora in poi, lontano dal controllo pubblico, prenderanno in esame regole e tutele in vigore nel nostro e negli altri paesi coinvolti, per indebolirle laddove frenassero gli scambi commerciali.
Non rassicura poi il fatto che il Giappone sia il primo paese per brevetti di OGM, gran parte dei quali finora vietati in Europa. Nonostante ci venga detto che il cibo transgenico non è oggetto dell’accordo, è impossibile negare che l’abbattimento dei controlli deciso con il JEFTA metta in serio pericolo il rispetto delle soglie decise per legge su questi alimenti.
Non è accettabile inoltre scambiare il potenziale aumento delle vendite di alcuni prodotti alimentari già al top della classifica italiana dell’export con la svendita di servizi pubblici fondamentali come l’acqua, che pure alcune forze di governo giurano di voler conservare in mani pubbliche.
E’ altrettanto incomprensibile e di pessimo auspicio la leggerezza con cui vengono fatti calcoli a spanne su presunti benefici derivanti da un’azzeramento di regole, controlli e barriere tariffarie, senza vincolare i trattati come il JEFTA al rispetto del principio di precauzione, di tutte le convenzioni internazionali sull’ambiente, il clima e il lavoro.
Nessuno tra gli eurodeputati che hanno dato il loro consenso a questo accordo tossico può negare questi impatti diretti sulla nostra società e la nostra economia, e questo rende ancora più intollerabile l’ampia maggioranza con cui le istanze promosse dalla società civile e dalle piccole imprese sono state schiacciate.
La noncuranza con cui le istituzioni europee e nazionali stanno trattando cittadini, consumatori, piccoli e medi produttori ha prodotto numerose contestazioni negli stati membri: da un lato questo si traduce con l’affermazione di forze xenofobe e reazionarie, dall’altro con la mobilitazione ad ogni livello di movimenti, associazioni, categorie produttive e semplici cittadini. I deputati europei hanno perso un’occasione per dare una risposta a chi sta dimostrando in ogni modo il proprio scontento per politiche economiche antisociali e antidemocratiche, di cui l’agenda commerciale europea è la testa di ponte. Le prossime elezioni rappresenteranno una svolta inedita nella storia dell’UE, che sembra decisa ad autodistruggersi. 

No Jefta: protestiamo l’11 e 12 dicembre con un solo click contro il voto in Parlamento europeo

No all’approvazione del Jefta a Strasburgo

Martedì 11 e mercoledì 12 dicembre il Parlamento europeo  discuterà e voterà il Jefta: il trattato di liberalizzazione commerciale tra l’Europa e il Giappone cui l’Italia ha dato qualche mese fa un frettoloso ok. Come Campagna Stop TTIP Italia abbiamo sviluppato una specifica interfaccia con la quale, con un solo click, potete scrivere in simultanea a tutti i Parlamentari europei per dir loro di fermarsi. A questa pagina trovate tutte le istruzioni

Possiamo ancora lottare per una bocciatura o un rinvio, perché il gruppo socialista è spaccato, grazie alle mail e alle obiezioni sollevate fino a oggi. Ricordiamo che l’impianto del Jefta è quasi identico ad accordi come CETA. Eventuali violazioni del capitolo su  lavoro e ambiente, in secondo luogo, non comporterebbero alcuna sanzione. Tutto il capitolo sulla protezione dei prodotti alimentari a indicazioni geografiche protette espone il Made in Italy a ulteriore e ancor più intensa contraffazione. 

A questo link potrete trovare il dossier in cui riportiamo tutte le obiezioni al Jefta, e qui una sintesi più agile  di tutti i problemi sollevati. E ora: votate, votate, votate! 

CETA: i nomi e cognomi di chi ha votato

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Ecco i nomi e cognomi degli europarlamentari italiani che hanno sostenuto il CETA, e di chi si è opposto. A voi, cittadini ed elettori, l’onore e onere di chiedere conto agli europarlamentari eletti nella vostra circoscrizione del voto espresso.
Per la Campagna Stop TTIP Italia la ratifica appena votata a Strasburgo è stata una tappa nella mobilitazione per bloccare l’accordo con il Canada.
Il prossimo obiettivo è Roma, per fermarne la ratifica alla Camera e al Senato.


Hanno votato a favore del CETA

Conservatori e riformisti
Fitto – Sernagiotto

Popolari
Comi – Cesa – Cicu – Dorfmann – Giardini – Mussolini – Maullu – La Via – Patriciello Pogliese – Salini

Socialdemocratici (S&D)
Bettini – Bonafe – Costa – DeMonte – Danti – Gualtieri – Kyenge – Pittella – Picierno – Toia – Zanonato – Zoffoli – Morgano – Sassoli

Non iscritti: Soru

Hanno votato contro il CETA

Movimento 5 Stelle
Adinolfi – Agea – Aiuto – Beghin – Borrelli – Castaldo – Corrao – D’Amato –  Evi – Tamburrano – Valli – Zullo – Zanni – Ferrara – Pedicini – Moi

Lega Nord
Bizzotto – Fontana – Salvi – Borghezio – Ciocca

Lista Tsipras/Altraeuropa
Forenza – Maltese – Spinelli

Verdi
Affronte

Socialdemocratici (S&D)
Benifei – Briano – Caputo – Cofferati – Chinnici – Cozzolino – Panzeri – Schlein – Giuffrida – Viotti

Si sono astenuti sul CETA

Popolari
Cirio

Partito Democratico
Gentile

Non votanti

Tajani (Popolare, come Presidente dell’Europarlamento); Matera, Martuscello (Popolari, assenti). De Castro,  Mosca,  Bresso, Paolucci, Gasbarra (Socialdemocratici (S&D), assenti)

Strasburgo approva il CETA: ora pressione sull’Italia

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Stop TTIP Italia: «Socialdemocratici e popolari irresponsabili. Adesso l’Italia deve respingere l’accordo tossico»

ROMA, 15 FBBRAIO 2017 – Il Parlamento Europeo ha appena deciso di ratificare il CETA con 408 voti a favore e 254 contrari. Nonostante una spaccatura profonda nel partito socialdemocratico, l’accordo con il Canada è stato approvato. Per la parte di competenza europea, entrerà provvisoriamente in vigore senza attendere il vaglio di 38 Parlamenti nazionali in 28 Stati membri. Il loro pronunciamento è comunque una vittoria della società civile, che ha impedito a Bruxelles di mantenere il CETA un affare soltanto europeo.

«Oggi è stata scritta una pagina oscura per la democrazia in Europa, ma non tutto è compromesso – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – La battaglia della società civile si sposta adesso a livello nazionale. Monitoreremo gli impatti dell’accordo, dimostrando che avevamo ragione a criticarne l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano a bloccare questo trattato dannoso per i nostri cittadini e lavoratori. I parlamentari europei, in particolare socialdemocratici e popolari, hanno abdicato al loro ruolo di garanti dei diritti e dell’ambiente. Ma in Italia un simile atteggiamento non sarà tollerato. Le urne sono vicine, e gli elettori faranno pesare questa scelta sconsiderata ai partiti che li hanno delusi in Europa».

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Con il CETA su OGM e pesticidi si deciderà in segreto

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Nel testo dell’accordo UE-Canada, che mercoledì arriva a Strasburgo, le decisioni sull’equivalenza tra sostanze chimiche e prodotti geneticamente modificati sono rinviate a tavoli di esperti che operano al di fuori del controllo pubblico

A soli due giorni dal voto del Parlamento Europeo sul CETA, l’accordo di libero scambio tra Canada e UE, la maggioranza degli eurodeputati sembra non aver ancora letto il testo. In molti tentano di rassicurare le migliaia di persone che, insieme alla Campagna Stop TTIP Italia, stanno scrivendo e telefonando ai loro uffici, con la richiesta di respingere un trattato dai gravi impatti sociali e ambientali.

Le 1600 pagine del CETA, infatti, sono dense di concreti pericoli per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Come ha denunciato ieri il parlamentare europeo Dario Tamburrano, il rischio di ingresso di OGM e pesticidi attualmente vietati è non solo possibile, ma altamente probabile, così come l’importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita.

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