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ISDS: 5 governi Ue premono in segreto per inserirlo in Europa

isds intraeuropeo

 

ISDS: gli europei non lo vogliono, ma cinque Governi EU premono in segreto per avere tribunali per le imprese contro i cittadini.

Stop TTIP Italia: “Domani 20 maggio Tweetstorm: al Governo chiediamo #NOISDS #StopTTIP #StopCETA #matteorispondi!

ROMA, 19 MAGGIO 2016 – Nonostante milioni di cittadini europei abbiano espresso la loro contrarietà all’ISDS tradizionale nel TTIP, così come alla proposta europea di riformarlo in una ICS (Investment Court System), cinque governi europei stanno spingendo questo meccanismo all’interno dell’Europa stessa ad insaputa dei cittadini europei. In un documento secretato, visto dalla Campagna Stop TTIP Italia e datato 7 aprile 2016, i rappresentanti di Austria, Francia, Finlandia, Germania e Paesi Bassi hanno proposto al Comitato per la politica commerciale del Consiglio dell’Unione europea di creare un grande accordo multilaterale tra Stati membri che contenga la pericolosa clausola di protezione degli investimenti.

Il meccanismo estenderebbe a tutte le imprese degli Stati membri la possibilità utilizzare corti di arbitrato internazionale viziate da macroscopici conflitti di interessi, per fare causa ai Governi che minacciano i loro profitti tramite nuove legislazioni.

Per questo la Campagna STOP TTIP Italia lancia per il 20 maggio alle ore 12 un tweet storm:

Clicca sui link sottostanti e invia il tuo tweet

Tweet mod. 1:
#NOISDS #StopTTIP #StopCETA  @matteorenzi informate i cittadini http://bit.ly/1rVXsVS #matteorispondi
https://twitter.com/intent/tweet?status=%23StopTTIP+%23NOISDS+%23StopCETA+@matteorenzi+informate+i+cittadini+http://bit.ly/1rVXsVS+%23matteorispondi

Tweet mod. 2:
I cittadini europei chiedono #StopTTIP #NOISDS #StopCETA  @StopTTIP_Italia @matteorenzi http://bit.ly/1rVXsVS #matteorispondi
https://twitter.com/intent/tweet?status=I+cittadini+europei+chiedono+%23StopTTIP+%23NOISDS+%23StopCETA+@StopTTIP_Italia+@matteorenzi+http://bit.ly/1rVXsVS+%23matteorispondi

Tweet mod.3:
Più di 4M di firme #StopTTIP raccolte vogliamo #NOISDS #StopCETA  @StopTTIP_Italia @matteorenzi http://bit.ly/1rVXsVS #matteorispondi
https://twitter.com/intent/tweet?status=Più+di+4M+di+firme+%23StopTTIP+%23NOISDS+%23StopCETA+@StopTTIP_Italia+@matteorenzi+http://bit.ly/1rVXsVS+%23matteorispondi

 

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Incontro Stop TTIP Italia – Boldrini: le richieste e gli impegni

Incontro Stop TTIP Italia - Boldrini le richieste e gli impegni

La Campagna Stop TTIP Italia incontra la presidente della Camera Laura Boldrini. Avanzate sei richieste formali per aumentare la trasparenza e avviare un dibattito pubblico e a livello parlamentare. La presidente ha già chiesto misure per l’accesso dei membri del parlamento ai testi negoziali

(COMUNICATO STAMPA) Ieri un’ampia delegazione della Campagna Stop TTIP Italia ha incontrato la presidente della Camera, Laura Boldrini, per comunicarle le preoccupazioni della società civile in merito al TTIP, il Partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti in via di negoziazione tra Stati Uniti e Unione europea.

L’incontro istituzionale ha rappresentato un importante occasione per segnalare le numerose problematiche che attorniano i negoziati. La delegazione ha consegnato alla presidente Boldrini un dossier che riassume i potenziali impatti dell’accordo USA-Ue: dal rischio di abbassamento degli standard di qualità del cibo, dell’ambiente e della capacità regolatoria degli Stati membri – fortemente intaccata dal sistema di risoluzione delle controversie ISDS/ICS – fino alle ricadute disastrose per le piccole e medie imprese, l’agricoltura di qualità e i servizi pubblici.

Sono state avanzate, infine, sei richieste formali:

  1. Che il Parlamento stimoli un dibattito parlamentare e pubblico all’altezza
  2. Che ospiti un dibattito tra parlamentari e società civile italiana
  3. Che reclami l’apertura della sala di lettura con un livello di trasparenza maggiore rispetto a quello stabilito in Germania
  4. Che chieda al governo la riattribuzione delle competenze in materia di TTIP, finora detenute dall’ex vice ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, e che convochi subito presso il Ministero il tavolo formale di confronto con la società civile sui negoziati commerciali, mettendo il TTIP all’ordine del giorno
  5. A questo tavolo deve partecipare una delegazione parlamentare rappresentativa, e gli esiti della discussione dovranno essere comunicati e discussi in Parlamento
  6. Vista la minaccia di un pronunciamento della Corte Europea che potrebbe escludere i Parlamenti nazionali dalla ratifica del TTIP, il Parlamento dovrebbe pretendere di conservare l’esercizio delle sue prerogative per quanto concerne materie di tale portata

La presidente ha già richiesto con una lettera al Ministro Boschi l’apertura di una sala di lettura alla Farnesina e ha convenuto con la Campagna sull’importanza dell’attivazione di un dibattito parlamentare, che sta ai gruppi stimolare e richiedere. Inoltre, vi sono state aperture anche sul fronte di un incontro istituzionale con il governo.

Senza un impegno in queste direzioni da parte delle istituzioni del nostro Paese, l’Italia non potrà che giocare un ruolo di spettatore passivo nei confronti di uno dei processi più trasformativi e pericolosi che abbia mai subìto.

 

Campagna Stop TTIP Italia

https://stop-ttip-italia.net/

https://www.facebook.com/StopTTIPItalia/

@StopTTIP_Italia

 

Per interviste

Monica Di Sisto 335-842.67.52

Elena Mazzoni 328-131.25.95

Marco Bersani 329-474.06.20

 

Un breve filmato dell’incontro: https://www.youtube.com/watch?v=mgAGfpaFAN0

Stop TTIP Italia incontra la presidente della Camera

stop ttip italia presidente camera

(COMUNICATO STAMPA) – Domani, 18 febbraio 2016, alle ore 15 presso la Camera dei Deputati, una delegazione della Campagna Stop TTIP Italia incontrerà la presidente della Camera, Laura Boldrini, per comunicarle le preoccupazioni relative al TTIP, il Partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti in via di negoziazione tra Stati Uniti e Unione europea.

Al colloquio parteciperanno Giacomo Barbieri (Cgil), Francesca Battistelli (Legambiente), Marco Bersani (Attac), Monica Di Sisto (Fairwatch), Fausto Durante (Cgil), Claudio Giambelli (Forum movimenti per l’acqua), Elena Mazzoni (Campagna stop TTIP), Alessandro Mostaccio (Movimento Consumatori), Rosa Rinaldi (Transform Italia) Pietro Ruffolo (Flai Cgil), Francesca Rocchi (Slow Food), Silvia Stilli (Arcs), Francesco Verdolino (Arci), Enzo Vitalesta (Yaku) e Duccio Zola (Sbilanciamoci).

L’incontro istituzionale rappresenta un importante occasione per segnalare le numerose problematiche che attorniano i negoziati per il TTIP, a partire dalla scarsa trasparenza garantita dalla Commissione europea. Dopo la pressione della società civile, USA e Ue hanno dovuto concedere qualcosa su questo fronte: si sarebbe dovuta aprire una sala di lettura in ogni capitale europea, nella quale i deputati nazionali avrebbero potuto consultare i testi negoziali. A Berlino esiste dal 1 febbraio, ma l’accesso ai documenti è possibile solo sotto la supervisione del Ministero federale dell’Economia, vige il divieto di utilizzare fotocamere o cellulari e anche le modalità per prendere appunti sono limitate.

In Italia non abbiamo nemmeno questa simulazione di trasparenza, poiché nessuna sala di lettura è stata predisposta a Roma. Questo significa che i nostri rappresentanti in Parlamento non hanno accesso ai testi consolidati del TTIP, l’accordo che più di ogni altro prima d’ora potrebbe trasformare tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana.

Eppure vi sarebbe assoluta necessità di ampliare la platea dei soggetti accreditati a prendere visione dei documenti negoziali. Le informazioni trapelate al pubblico, infatti, hanno alimentato forti preoccupazioni in merito ad un abbassamento degli standard di qualità del cibo, dell’ambiente e della capacità regolatoria degli Stati membri. Gli studi di impatto condotti da expertise indipendente hanno messo a fuoco uno scenario carico di ricadute negative per le piccole e medie imprese, l’agricoltura di qualità e i servizi pubblici.

Non rassicura affatto nemmeno la proposta di riforma del sistema di arbitrato (ISDS) redatta dalla Commissione europea nel 2015. La Corte di investimenti che ne prenderebbe il posto (ICS) presenta molti dei difetti che caratterizzano le corti arbitrali cui tipicamente possono ricorrere gli investitori esteri ai sensi degli accordi bilaterali. Questa opinione è condivisa anche dalla Deutsche Richterbund (DRB), la principale associazione dei magistrati tedeschi, che ha comunicato il suo parere critico al governo i primi di febbraio.

Per questi motivi la Campagna Stop TTIP Italia avanzerà le seguenti richieste alla presidente della Camera:

  • Che il Parlamento stimoli un dibattito parlamentare e pubblico all’altezza
  • Che ospiti un dibattito tra parlamentari e società civile italiana
  • Che reclami l’apertura della sala di lettura con un livello di trasparenza maggiore rispetto a quello cui devono sottostare i parlamentari tedeschi
  • Che chieda al governo la riattribuzione delle competenze in materia di TTIP, finora detenute dall’ex vice ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, e che convochi subito presso il Ministero il tavolo formale di confronto con la società civile sui negoziati commerciali, mettendo il TTIP all’ordine del giorno.
  • A questo tavolo deve partecipare una delegazione parlamentare rappresentativa, e gli esiti della discussione dovranno essere comunicati e discussi in Parlamento

 

Campagna Stop TTIP Italia

https://stop-ttip-italia.net/

https://www.facebook.com/StopTTIPItalia/

@StopTTIP_Italia

 

Per interviste

Monica Di Sisto 335-842.67.52

Elena Mazzoni 328-131.25.95

Marco Bersani 329-474.06.20

Le 10 ragioni del NO ai tribunali per le imprese nel TTIP – #2 e #3

Dal 22 al 26 febbraio riprendono i negoziati per il TTIP a Bruxelles. Commissione europea e Stati Uniti hanno tutte le intenzioni di arrivare ad un accordo di massima entro giugno, prima che Obama entri nel “semestre bianco” che gli impedirebbe la firma del trattato. Durante il prossimo round negoziale si parlerà del temibile capitolo investimenti, quello che dovrebbe contenere il famigerato ISDS.

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Le 10 ragioni del NO ai tribunali per le imprese nel TTIP – #1

Dal 22 al 26 febbraio riprendono i negoziati per il TTIP a Bruxelles. Commissione europea e Stati Uniti hanno tutte le intenzioni di arrivare ad un accordo di massima entro giugno, prima che Obama entri nel “semestre bianco” che gli impedirebbe la firma del trattato. Durante il prossimo round negoziale si parlerà del temibile capitolo investimenti, quello che dovrebbe contenere il famigerato ISDS. La Commissione europea, di fronte alla crescente contrarietà della società civile verso questo meccanismo di privatizzazione della giustizia, ha proposto una riforma del sistema. L’idea è trasformare l’arbitrato privato in una sorta di tribunale internazionale sugli investimenti (ICS), ma a parte il nome, nella sostanza cambia poco: la bozza di riforma mostra le stesse debolezze del sistema originale. Per chiarire la posizione delle Campagne Stop TTIP, l’organizzazione Friends of the Earth ha deciso di diffondere 10 infografiche – una al giorno a partire da oggi e fino al 17 febbraio – per raccontare sinteticamente le ragioni della contrarietà di milioni di persone a un così radicale sovvertimento dei diritti dei cittadini europei.

(Per saperne di più leggi il rapporto di Stop TTIP Italia sull’arbitrato internazionale)

 

RAGIONE N. 1: La Commissione europea ha ignorato la consultazione pubblica che essa stessa ha lanciato nel 2014. Da essa, quasi tutte le 150 mila persone che hanno risposto, hanno chiesto che venisse escluso dagli accordi internazionali qualsiasi meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitore e Stato.

FOEE TTIP

Un tweetstorm natalizio per fermare il CETA, cugino del TTIP

CETA

Un martedì 22 dicembre di tweetstorm per chiudere il 2015 Stop TTIP. Questa volta, in accordo con le altre realtà europee, vorremmo proporre a tutt* gli attivist* di mettere nel mirino il CETA, l’accordo Ue-Canada, in un inedito #CETATuesday. Come sapete, sarà questo trattato – già concluso e in attesa della ratifica del Parlamento europeo – la base sulla quale verrà costruito il TTIP. I due accordi sono strettamente legati fra loro, e le mine democratiche seppellite nel CETA devono essere disinnescate tanto quanto quelle di cui è disseminato il TTIP.

La Commissione europea, infatti sta tentando di rendere accettabile il primo, inserendovi ex post alcune modifiche del sistema di arbitrato. Bruxelles ha intenzione di ammorbidire l’ISDS con alcuni elementi tratti dalla sua proposta di riforma del meccanismo. Ricorderete che pochi mesi fa, il Commissario al Commercio, Cecilia Malmström, ha chiesto l’inserimento nel TTIP di un sistema di tutela degli investitori privati meno sfrontato dell’ISDS, tentando di bypassare l’opposizione dell’opinione pubblica e di parte della politica.

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ONU, parla l’esperto: l’ISDS è contro i diritti umani, stop ai negoziati TTIP

Alfred De Zayas, consulente ONU per i diritti umani, presenta il suo quarto rapporto sulla promozione di un ordine internazionale equo e democratico, in cui sostiene l’abolizione dell’ISDS e chiede una moratoria su tutti i negoziati per accordi di libero scambio, TTIP compreso

ONU parla l’esperto l’ISDS è contro i diritti umani stop ai negoziati TTIP 2

Non ha contribuito allo sviluppo, anzi: ha minato le fondamenta dell’ordine internazionale, con impatti devastanti sui diritti umani. Il dispositivo ISDS, contenuto in centinaia di accordi di libero scambio siglati nell’ultimo quarto di secolo, ha responsabilità pesanti, e nemmeno la riforma proposta dalla Commissione europea mette al sicuro le società dalle drammatiche ricadute. Lo afferma Alfred de Zayas, esperto indipendente delle Nazioni Unite, nel suo quarto rapporto sulla “Promozione di un ordine internazionale equo e democratico”. Il commercio, secondo de Zayas, deve essere plasmato in modo da «funzionare per i diritti umani e lo sviluppo, e non contro di essi».

Nella relazione, presentata lunedì all’Assemblea generale, l’esperto concentra l’analisi sull’impatto degli accordi sugli investimenti e chiede l’abolizione dell’ISDS. Un attacco durissimo al sistema che, prima di una sollevazione pubblica, l’Unione europea voleva inserire nel TTIP. E il rischio è tutt’ora in piedi.

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Presentata la riforma dell’ISDS nel TTIP: più pesante è la condanna, più il giudice guadagna

ISDS

ROMA, 16 settembre 2015 – La Commissione europea ha annunciato oggi il suo piano per la riforma del meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitore e Stato (ISDS), la controversa clausola che garantirebbe agli investitori esteri la possibilità di citare in giudizio gli Stati qualora emanassero regolamenti o normative che mettono a rischio le loro aspettative di business.
La nuova proposta, annunciata nel maggio scorso dalla commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmström, è stata accolta dal Parlamento europeo durante il voto sulla relazione Lange del 10 luglio. La riforma della clausola è un tentativo di dar vita ad una Corte arbitrale internazionale con competenza sugli investimenti che sostituisca il tradizionale arbitrato privato nel TTIP e nei futuri trattati di libero scambio. Secondo quanto dichiarato dal vice presidente della Commissione europea, Frans Timmermans, «il nuovo sistema sarà composto da giudici qualificati, gli atti saranno trasparenti e i casi verranno giudicati sulla base di regole chiare. Inoltre, la Corte sarà soggetta a revisione da parte di un nuovo tribunale di appello».

La campagna Stop TTIP da tempo evidenzia come un tale riassetto non risponda alle necessità di riformare radicalmente il sistema, opaco ed imperfetto, che tutela gli investitori esteri offrendo loro un vantaggio competitivo sulle imprese locali. In particolare, la nuova corte arbitrale manterrebbe intatti i privilegi di gruppi privati nei confronti della società civile. Mantenendo la possibilità per le imprese scegliere se rivolgersi a questo tribunale internazionale o utilizzare quelli nazionali, si crea una scappatoia per aggirare la giurisdizione pubblica negli Stati. Le grandi imprese non saranno dunque tenute a seguire l’iter cui sono invece obbligati tutti i cittadini dell’Unione prima di poter adire la Corte di Giustizia europea.
La nuova Corte, inoltre, non prevede l’esclusione di arbitri che fino ad oggi hanno fatto nella grande maggioranza dei casi gli interessi delle aziende. Anzi, la riforma proposta dalla Commissione europea li innalza al rango di giudici, cui spetta una percentuale del risarcimento finale. In tal modo, si legittima l’investitore a chiedere compensi milionari o miliardari ai governi. Tanto più alte saranno le richieste, tanto più salirà la parcella del giudice in caso di condanna dello Stato.

«Le pressioni per sottrarre la competenza sugli investimenti esteri alla giurisdizione nazionale è totalmente immotivata – dichiara Elena Mazzoni, tra i portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Non vi sono motivi validi per creare una tale asimmetria di trattamento e privilegiare le grandi multinazionali a discapito dei governi e della società civile».
A denotare la inutilità e il potenziale danno di un sistema giurisdizionale terzo nell’accordo USA-Ue, è stata la stessa commissaria Malmström, costretta ad ammettere che «non vi è alcun rapporto diretto» fra l’inclusione di un sistema di arbitrato internazionale nel TTIP e l’aumento degli investimenti. In altre parole, la Commissione europea ha valutato che la presenza o meno di una clausola per la risoluzione delle controversie non è direttamente connessa ad una crescita nel volume di investimenti fra i due blocchi. Inoltre, Malmström ha confermato oggi che la nuova proposta non si applica al CETA, l’accordo Ue-Canada il cui testo attende la ratifica del Parlamento europeo.

«Lasciare intatto l’ISDS nel CETA significa fornire un pericoloso cavallo di troia alle multinazionali intenzionate a denunciare gli Stati utilizzando il vecchio sistema – dichiara Monica di Sisto, portavoce di Stop TTIP Italia – Le aziende americane potrebbero chiedere risarcimenti sfruttando le loro sussidiarie in Canada, bypassando così anche il nuovo meccanismo proposto nel TTIP».
La proposta europea non è ancora testo legale e necessita dell’approvazione degli Stati Uniti, ma conferma il disinteresse della Commissione verso la schiacciante opposizione pubblica all’attribuzione di tutele speciali per gli investitori esteri. La Campagna Stop TTIP Italia ribadisce la ferma contestazione ad ogni forma di ISDS e considera la riforma un tentativo di mantenere invariata l’architettura del meccanismo attraverso modifiche di facciata. La sola strada per non svendere la sovranità dei cittadini agli interessi di pochi gruppi privati, passa per l’esclusione di qualsiasi protezione dell’investitore che possa schiacciare i diritti sociali.

web: http://stop-ttip-italia.net
facebook: https://www.facebook.com/StopTTIPItalia
twitter: @StopTTIP_Italia

Un altro caso ISDS contro l’Italia?

Forti indizi portano a temere che una seconda procedura di arbitrato possa abbattersi sul governo italiano a breve. Eppure i suoi vertici restano pasdaran del TTIP

 

Un altro caso ISDS contro l’Italia

L’Italia rischia una nuova causa ISDS, ancora una volta per provvedimenti legati alle energie rinnovabili. Questa volta nel mirino degli investitori – di cui non sono noti il profilo e il numero complessivo – ci sarebbe lo Spalma Incentivi, decreto del governo Renzi che dispone tagli retroattivi delle sovvenzioni per impianti fotovoltaici anche già in funzione.

Sembra solo questione di tempo per l’apertura del caso. A confermarlo, le parole dell’avvocato Rosella Antonucci, dello studio Legance, che in Italia assiste clienti decisi a ricorrere all’ICSID, il tribunale della Banca Mondiale che gestisce i casi ISDS, specialmente legati al Trattato sulla Carta dell’Energia (Energy Charter Treaty – ECT).

L’iter è oggi alla «fase di pre-notifica», spiega Antonucci, che aggiunge: «Seguiamo con molta attenzione, insieme ai soci della nostra practice di litigation, le vicende relative agli arbitrati ECT. Molti nostri clienti stanno considerando di avvalersi di questo rimedio in relazione agli effetti dello Spalma Incentivi».

A meno circa una settimana da quando Stop TTIP Italia ha rivelato l’esistenza della prima causa ISDS nei confronti del nostro Paese, dunque, giungono forti indizi dell’approssimarsi della seconda.

Eppure il governo non commenta, ma sceglie la strada del silenzio assordante. Sarebbe una contraddizione troppo grande sostenere l’innocenza di un meccanismo di arbitrato internazionale nel TTIP mentre ci si trova bersagliati dai ricorsi. Senza contare che, nel tritacarne dell’ISDS, non finiscono solo provvedimenti censurabili come i colpi di scure sulle energie pulite. Anzi, spesso le aziende impugnano normative in difesa dell’ambiente, dei lavoratori o dei servizi pubblici. Possono farlo sfruttando definizioni volutamente vaghe di principi come la “non discriminazione”, l’“espropriazione indiretta” o il “trattamento giusto ed equo”, inserite nei trattati internazionali sul commercio e gli investimenti.

La pericolosità di queste formule ha portato a un’esplosione di ricorsi negli due decenni. Da poche decine sono schizzati a 608, coinvolgendo 101 governi di tutto il mondo. E non esistono soluzioni alternative al pagare caro lo scotto di scelte improvvide. Nemmeno sciogliere i patti capestro, come ha fatto proprio l’Italia, optando per l’uscita dalla Carta dell’Energia lo scorso anno.

Tuttavia, questo non basterà ad evitare eventuali condanne al nostro Paese. Infatti, gli investimenti esteri restano coperti da ISDS per 20 anni dopo la rescissione del trattato.

«In questo momento l’ISDS è il classico elefante nella stanza del governo italiano – dichiara Monica di Sisto, portavoce della campagna Stop TTIP Italia – che usa due pesi e due misure. Da un lato ne appoggia indiscriminatamente l’inclusione nel TTIP, dall’altro fugge dalla Carta dell’Energia dopo aver subito ricorsi che pagheranno i contribuenti».

TTIP: LA COMMISSIONE Commercio internazionale (INTA) rispedisce in Plenaria 113 emendamenti

TTIP LA COMMISSIONE Commercio internazionale (Inta) rispedisce in Plenaria 113 emendamenti

ROMA, 29 giugno 2015 – Due minuti. Tanto è durata la riunione della Commissione Commercio internazionale (INTA), chiamata a dar seguito alla richiesta – imposta dal presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz con la complicità di tre gruppi parlamentari nella plenaria del 10 giugno – di scremare gran parte dei 116 emendamenti presentati in aula alla Relazione Lange sul TTIP.
Il documento dovrebbe dar conto della posizione del Parlamento Europeo sui negoziati di liberalizzazione commerciale e finanziaria tra USA e UE. Posizione che al socialdemocratico Schulz era parsa non abbastanza favorevole al TTIP, tanto da trovare l’escamotage per rinviarne il voto in Aula. Si era appellato all’art. 175 del regolamento dell’Eurocamera, secondo cui oltre i 50 emendamenti si può chiedere un riesame degli stessi alla Commissione competente, in modo da evitare lungaggini. In realtà, si trattava del maldestro tentativo di non finire in minoranza su temi caldissimi come l’introduzione di un arbitrato privato per la difesa dei diritti degli investitori contro le decisioni degli Stati ( il famigerato ISDS), che ha suscitato forti contrarietà tra le fila degli stessi socialdemocratici.
I membri della Commissione INTA, tuttavia, hanno liquidato il tema prendendo atto che due emendamenti erano stati ritirati, uno soppresso e rispedendone dunque alla plenaria, con decisione condivisa da tutti i gruppi politici, ben 113. Una pessima figura per il presidente Schulz e per tutto il blocco socialdemocratico e popolare cui hanno rispedito la patata bollente, dimostrando l’inutilità del rinvio in Commissione. Restano in piedi 113 obiezioni ad un testo già abbastanza contraddittorio e poco ambizioso, sia secondo i sostenitori sia secondo i contrari al TTIP. E quel dibattito approfondito nel merito che Schulz ha tentato, con questa mossa disperata, di rimandare, non pare più rinviabile anche a giudizio di tutte le famiglie politiche parlamentari.
Il Parlamento Europeo, però, nella prossima plenaria deve già discutere la questione greca, e quindi rischia di mandare la Commissione UE ad affrontare il prossimo round negoziale – al via il 13 luglio prossimo – a mani libere, senza specifiche indicazioni. Uno schiaffo ulteriore ai rappresentanti eletti da parte del presidente Schulz, e un ingiustificabile via libera di fatto per la Commissione, il cui operato invece è messo in dubbio in più passaggi della pur morbida Relazione Lange.
“Grazie alla pressione quotidiana della società civile, anche questo tentativo di insabbiare il dibattito sul TTIP non è andato a buon fine – dichiara Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP – Il Parlamento Europeo vuole discutere a fondo questa Relazione, esponendone tutte le criticità. E noi continueremo a spingere perché le preoccupazioni di un numero sempre crescente di cittadini europei, e degli oltre 54mila italiani che hanno firmato la petizione Stop TTIP, prevalgano e fermino il negoziato”. Leggi il resto di questa voce

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