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Corporation VS clima: il nuovo rapporto

In occasione del World Economic Forum, Fairwatch, Terra! e Cospe, nell’ambito della Campagna StopTTIP/CETA e dell’iniziativa europea Stop ISDS, lanciano un nuovo rapporto

Così le compagnie fossili denunciano gli Stati per bloccare la transizione ecologica

I dati raccolti dalle tre organizzazioni tracciano un quadro allarmante: cresce il numero delle imprese inquinanti che fanno causa ai governi contro le norme sul clima e l’ambiente. Teatro di queste controversie sono le corti arbitrali, dove regnano l’opacità e il conflitto di interessi. Nel 2020 le cause in tutto il mondo supereranno quota 1000.

In occasione del World Economic Forum di Davos, Fairwatch, Terra! e Cospe lanciano “Processo al futuro”, un nuovo rapporto di denuncia che rivela la strategia delle compagnie fossili per bloccare o rallentare la transizione ecologica. Sempre più spesso, infatti, le grandi imprese attaccano la legislazione ambientale tramite l’arbitrato internazionale, un sistema di corti sovranazionali non trasparenti a disposizione del settore privato. Grazie a questo vero e proprio sistema giudiziario parallelo, le aziende possono chiedere compensazioni miliardarie agli Stati che promuovono leggi lesive dei loro profitti, anche se queste politiche vanno in direzione dell’interesse pubblico o della lotta al cambiamento climatico. In un processo senza giuria né pubblico, davanti a tre avvocati commerciali, i governi devono difendere moratorie sulle trivellazioni, piani di uscita dal carbone o dall’energia nucleare. E spesso perdono la causa o sono spinti a patteggiare per evitare risarcimenti troppo onerosi. Ma spesso il patteggiamento comporta il ritiro delle proposte di legge o l’indebolimento dei piani climatici, con grave danno per i cittadini e l’ambiente.

“L’esistenza di questi tribunali semi-segreti è possibile grazie a migliaia di accordi sul commercio e gli investimenti che gli Stati hanno firmato in questi anni – spiega Monica Di Sisto, vice presidente di Fairwatch e portavoce della Campagna Stop TTIP/CETA – Con questa nuova indagine vogliamo dimostrare che l’agenda commerciale italiana ed Europea oggi è incompatibile con il Green New Deal proposto nelle scorse settimane. Bisogna invertire le priorità fra business e i diritti umani, e i signori di Davos devono essere fermati”.

La clausola di protezione degli investitori (ISDS – Investor-to-State Dispute Settlement) è infatti un punto cardine della maggior parte dei 3 mila trattati commerciali in vigore fra due o più Paesi. Gli ultimi dati disponibili – anche se molte cause rimangono secretate – raccontano che le imprese l’hanno utilizzata 983 volte per trascinare alla sbarra governi “colpevoli” di proporre politiche sgradite. Un numero che nel 2020, stando ai trend attuali, supererà quasi certamente quota 1000. Ad oggi, sono 322 le cause ancora in attesa di sentenza. Delle 677 passate in giudicato, ben 430 hanno visto un successo totale o parziale delle aziende (191 risolte in favore dell’investitore, 139 chiuse con un patteggiamento), 230 hanno visto scagionare lo Stato, 73 sono state sospese e 14 chiuse senza l’attribuzione di un risarcimento. Nella gran parte dei casi, il Paese denunciato (l’ISDS è un sistema a senso unico, in base al quale uno Stato può solo comparire come imputato, mai nelle vesti dell’accusa) ha pagato almeno le spese legali, che mediamente ammontano a 8 milioni di euro ma possono lievitare fino a 30.

Organizzazioni della società civile e movimenti in tutto il mondo si oppongono all’ISDS perché, soprattutto negli ultimi venticinque anni, ha determinato un numero crescente di cause pretestuose, con imprese che hanno preso di mira leggi sulla tutela del lavoro, dei servizi pubblici e dell’ambiente.

“È proprio la legislazione ambientale a trovarsi oggi sotto attacco diretto delle multinazionali del fossile – aggiunge Francesco Panié, ricercatore dell’associazione Terra! tra gli autori del rapporto – Mentre l’Italia e l’Unione Europea si trovano a dover fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico, i giganti dell’inquinamento remano contro, usando i tribunali arbitrali come clava per bloccare o rallentare l’azione per il clima”.

In particolare, il Trattato sulla Carta dell’Energia è il più invocato dagli investitori per avviare contenziosi contro i governi: ben 128 cause arbitrali sono state mosse impugnando questo accordo. Il rapporto “Processo al futuro” elenca una serie di casi emblematici in cui diversi Paesi tra cui Italia, Francia, Olanda e Svezia sono stati bersaglio di richieste di risarcimento avanzate da compagnie energetiche dei settori di carbone, gas e petrolio. In particolare, l’Italia potrebbe trovarsi nel 2020 a dover pagare fino a 350 milioni di dollari alla Rokchopper, compagnia petrolifera britannica che nel 2017 ha fatto ricorso in arbitrato contro l’introduzione del divieto di trivellazioni entro le 12 miglia marine.

“Di fronte a questo scandalo l’Unione europea non sta facendo abbastanza – dichiara Alberto Zoratti, ricercatore del Cospe tra gli autori del rapporto – Invece di eliminare l’ISDS dai trattati sugli investimenti, sta negoziando a Vienna in questi giorni una proposta per trasformarlo in una Corte internazionale permanente che diventerebbe a tutti gli effetti un tribunale mondiale per le grandi imprese. Questo non è accettabile”.

Questo processo, che si svolge nell’ambito della Commissione ONU per il diritto commerciale internazionale (UNCITRAL), va in direzione opposta a quanto chiedono centinaia di esperti, organizzazioni e giuristi.

“Bisogna mettere fine al sistema dell’ISDS ed eliminarlo dagli accordi commerciali già conclusi – dichiara Nicoletta Dentico, di Society for International Development e tra gli autori del rapporto – Nel frattempo, l’Unione Europea deve lavorare per concludere un ambizioso trattato vincolante dell’ONU su imprese e diritti umani, che obblighi il settore privato a rispondere delle violazioni perpetrate lungo la filiera e aiuti le comunità colpite da attività impattanti ad ottenere giustizia. Finora Bruxelles ha usato due pesi e due misure, supportando strumenti come l’ISDS, che rafforzano il potere delle corporation, e contrastando l’accordo a difesa dei diritti e dell’ambiente. Senza un’inversione di priorità, la crisi ecologica e sociale non potrà che farsi più acuta”.

In piazza per il clima e contro i trattati, 20 anni dopo Seattle

La campagna Stop TTIP Italia aderisce al quarto sciopero globale per il clima indetto da Fridays For Future per il 29 novembre e rilancia la pressione sulle istituzioni: serve una opposizione definitiva ai trattati di libero scambio, a partire dal CETA e dall’accordo UE-Mercosur. Il primo va bocciato subito da un voto del Parlamento italiano, il secondo va respinto dal Consiglio e dal Parlamento Europeo. Dev’essere chiaro che non può esistere alcun green new deal senza una chiara inversione di rotta rispetto a un’agenda commerciale nazionale e comunitaria incompatibile con il clima, l’ambiente e il lavoro.

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Dieci giorni di proteste contro lo strapotere delle grandi imprese

Lo “Scopino d’Oro” consegnato da Roma a Udine, da Venezia a Cuneo e contro le trivelle in Basilicata

Dieci giorni di iniziative, dal 12 al 23 Ottobre, si sono aggiunti, dall’Italia, al fitto calendario europeo per protestare contro l’arbitrio delle grandi imprese e delle multinazionali, difeso sempre di più nei trattati commerciali internazionali con clausole arbitrali come ICS/ISDS, e per chiedere un Trattato vincolante delle Nazioni Unite per proteggere i diritti di lavoratori e cittadini lungo tutta la loro catena produttiva.

Ora bisogna accelerare la raccolta delle firme che verranno consegnate a Gennaio al Forum Economico di Davos https://stop-ttip-italia.net/diritti-per-le-persone-regole-per-le-multinazionali/

A Udine il 12 Ottobre il Comitato Stop TTIP di Udine ha dato vita a una giornata di presidio informativo e di raccolta firme presso v. Canciani

A Cuneo, sempre il 12 Ottobre, Anselme Bakudila di Slow Food ha partecipato per la Campagna Stop TTIP Italia alla Festa in Rosso insieme a ARI e un rappresentante dei Fridays for Future

A Roma, sempre il 12 Ottobre, con la Comunità Ecuadoriana in Italia e la Flai Cgil, ospiti di Rifondazione Comunista e armati di scopino, abbiamo discusso di Amazzonia, di Eu-Mercosur e del ruolo delle multinazionali locali e straniere nello scacchiere latinoamericano

Ancora a Roma, il 16 Ottobre, abbiamo presentato alla Sala Stampa della Camera dei Deputati il World Food Day insieme ai rappresentanti della Società civile nel Comitato per la Sicurezza alimentare della FAO, un attivista dei Fridays for Future di Roma, le associazioni Terra Nuova e Fairwatch, spiegando, tra l’altro, la richiesta di Coerenza tra le politiche agricole, commerciali e della Cooperazione italiana, e i risultati della visita del Comitato per lo Sviluppo dell’OCSE (DAC) nel merito.

Di seguito il video https://videos.files.wordpress.com/JT7w7xAJ/conf-stampa-16ott19_hd.mp4

Il 20 Ottobre a Venezia con le Mamme No Pfas abbiamo chiesto la bonifica immediata dei terreni contaminati dalla Miteni, scopini alla mano

Infine a Roma, il 23 ottobre, il Coordinamento Nazionale No Triv ha presidiato Palazzo Chigi, sempre scopino alla mano, contro il rinnovo automatico della Concessione Val d’Agri e contro l’avvio dell’attività a Tampa Rossa in Basilicata

Mobilitiamoci contro i trattati tossici e l’impunità delle multinazionali

Dal 12 al 19 ottobre in tutta Europa decine di iniziative #StopCETA, #StopRi-TTIP, #StopMercosur, #NoISDS. Fotografa e vota il tuo “Scopino d’oro”

Scarica qui il volantino con tutte le istruzioni

Dal 12 al 19 ottobre celebriamo in tutta Europa la Settimana europea di mobilitazione contro i trattati tossici di liberalizzazione commerciale, gli arbitrati che contengono a servizio delle multinazionali e per un trattato vincolante Onu che permetta di mettere fine alla loro impunità in tutti gli angoli del Globo.

Per l’Italia cominciamo il 12 Ottobre a Roma, Udine e Cuneo. E concentriamo l’attenzione dei media il 16 Ottobre, Giornata Mondiale Fao dell’Alimentazione, sempre a Roma, quando verifichiamo con i giovani dei Fridays for future, contadine, contadini, parlamentari e giornalisti, la coerenza del nostro Paese rispetto al Green New Deal che tutti, a parole, si impegnano ad avviare al più presto. Poi a sorpresa, entro il 19, moltiplicheremo insieme selfie, improvvisate e azioni social con “Lo scopino d’oro” per chiarire che non c’è lotta ai cambiamenti climatici, e futuro per il pianeta, senza regole chiare e stringenti per le più grandi aziende che monopolizzano i mercati e la storia da troppi anni indisturbate.

Concentriamo in questi giorni la raccolta delle firme per il Trattato Onu #StopISDS, che ha già superato le 600mila adesioni in tutta Europa https://stop-ttip-italia.net/diritti-per-le-persone-regole-per-le-multinazionali/

Vi diamo appuntamento:

Il 12 Ottobre alle 17.30 a Roma presso la Sala Bianca in v. Flaminia, 53 per l’incontro “Dal Mercosur al cambiamento climatico, dall’Amazzonia ai migranti ambientali” Link

Il 12 Ottobre a Udine, dalle ore 16.00 alle ore 19.00 con un presidio e banchi informativi su Tribunali arbitrali e trattati tossici in via Canciani, all’ incrocio con Galleria Bardelli Link

Il 12 Ottobre a San Rocco Castagnaretta/Cuneo alle ore 16.00 presso La Cascina in via San Maurizio 72, con l’evento “Se il clima fosse una banca, l’avrebbero già salvato”. Link

Il 16 Ottobre a Roma alle ore 11.00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati “Green new deal: l’Italia è coerente con questo obiettivo? La parola ai giovani e ai contadini di tutto il mondo” Link

UE-Mercosur: il futuro al rogo

In un nuovo report della nostra Campagna, perché l’Italia deve seguire l’Austria e dire no al nuovo trattato tossico che minaccia l’Amazzonia

Mentre in tutto il mondo le ragazze e i ragazzi dei Fridays for future chiedono a milioni in piazza ai propri Governi di proteggere il loro futuro dai cambiamenti climatici, la Commissione europea vuole forzare un vecchio accordo un’Argentina al collasso, il Brasile del negazionista climatico Bolsonaro, Uruguay e Paraguay. Un trattato di liberalizzazione selvaggia. quello EU-Mercosur, che alimenta una concorrenza sleale contro i produttori europei – tutti concordi, per una volta, a chiederne lo stop – a spese della nostra salute e del polmone verde del mondo, l’Amazzonia.

Il report “Il futuro al rogo” viene lanciato dalla Campagna Stop TTIP/CETA Italia in occasione dello sciopero globale contro i cambiamenti climatici, come contributo alla riflessione su come un commercio senza regole possa, ancora una volta, vanificare tutti gli sforzi per contenere l’emergenza sociale e ambientale che dilaga nel pianeta. Denunciamo, inoltre, come l’Europa non debba e non possa esporre a maggiori rischi attivisti, donne, giovani, contadini e indigeni che soprattutto in Brasile si battono e muoiono per difendere l’Amazzonia dall’aggressione dell’agribusiness e dei padroni delle miniere.

Nonostante la Commissione Europea sia stata rinnovata e la neopresidente Ursula Von Der Leyen abbia posto tra gli obiettivi cardine del suo mandato un Green Deal per l’Europa, il suo Commissario al Commercio Phil Hogan ha difeso strenuamente la positività dell’accordo con i paesi del Mercosur. Il tutto, nonostante il governo del suo paese d’origine, l’Irlanda, abbia minacciato la bocciatura della ratifica per gli impatti ambientali e sull’agricoltura nazionale.
L’Austria si è spinta oltre, votando un atto parlamentare di indirizzo vincolante per il governo, che lo obbliga a mettere il veto al tavolo del Consiglio dell’UE quando, nella seconda metà del 2020, dovrà dare un parere sulla ratifica.
L’Italia dovrebbe agire nella stessa direzione: Governo e Parlamento riempiano di contenuto i tanti annunci fatti sull’ambiente e il clima, bocciando subito l’accordo già concluso con il Canada (CETA) e mettendo un veto in Europa sul trattato con il Mercosur.

Il Comunicato stampa con le nostre richieste

EU MERCOSUR: l’Austria boccia il trattato. Stop TTIP CETA Italia: “ora che l’Italia faccia la sua parte”

Dopo la presa di posizione del Parlamento irlandese, un secco no al trattato di liberalizzazione commerciale tra Unione Europea e Mercosur è stato votato dal Parlamento austriaco il 18 settembre scorso, marcando una netta discontinuità con l’agenda europea che fino a oggi ha concluso negoziati su negoziati, senza alcuna attenzione a pesanti impatti sociali e ambientali che tali accordi portano con sé. Tutte le forze politiche hanno deciso di dare voce alle preoccupazioni della società civile, soprattutto dopo il disastro ecologico che sta vivendo il Brasile con migliaia di ettari di Amazzonia distrutti, le politiche sconsiderate del presidente Bolsonaro, per nulla rispettose dei diritti umani e delle comunità indigene, e il rischio di una deroga agli alti standard agroalimentari, sociali e ambientali dell’Unione Europea.
Il Governo austriaco, a questo punto, non avrà altra scelta se non mettere il veto in uno dei prossimi Consigli Europei, quando verrà messa in votazione la ratifica del trattato.
“Un passo avanti notevole” commenta Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP CETA Italia, “che rende merito alle posizioni critiche delle organizzazioni e delle reti della società civile che da più di due anni chiedono il blocco del negoziato per le stesse preoccupazioni espresse dal Parlamento europeo. Ci aspettiamo una chiara presa di posizione anche da parte del Parlamento e del Governo italiano” conclude Di Sisto, “perchè va imposto un deciso cambio di rotta all’agenda di liberalizzazioni commerciali dell’Unione Europea, mettendo al centro la priorità della salvaguardia ambientale, della lotta al cambiamento climatico e all’esclusione sociale. Il Parlamento austriaco ha dimostrato che si può fare. Che l’Italia adesso faccia la sua parte, soprattutto ora alla vigilia dello sciopero globale per il clima dei Fridays del 27 settembre nel momento in cui il nostro governo si propone di mettere in campo un Green New Deal, accogliendo almeno in parte la richiesta dei ragazzi”.
Tutte le ragioni per fermare l’ennesimo trattato tossico sono indicate nel rapporto “EU Mercosur – Il futuro al rogo” appena pubblicato dalla campagna Stop TTIP/CETA Italia e in fase di lancio in corrispondenza delle mobilitazioni della prossima settimana.

Amazzonia, serve un segnale: stop all’accordo UE-Mercosur

Il 17 giugno scorso oltre 300 organizzazioni e reti internazionali, tra cui la campagna Stop TTIP Italia, hanno chiesto lo stop al negoziato tra Unione Europea e i paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). Oggi il richiamo alla politica arriva anche dai giovani di Fridays For Future.
Tra le motivazioni c’è un chiaro riferimento al possibile impatto sui diritti delle comunità indigene e sull’Amazzonia, minacciate dagli interessi dell’agribusiness per la coltivazione estensiva di soia, di zucchero e per l’allevamento bovino.

Secondo il Ministero dell’Economia brasiliano l’accordo UE-Mercosur aumenterebbe il PIL del Brasile di oltre 87 miliardi di dollari in 15 anni, arrivando a 125 miliardi se si considera la riduzione delle barriere non tariffarie (quindi standard e regolamentazioni) e la crescita della produttività dovuta ad alcuni fattori specifici. Tra questi l’aumento delle quote di importazione europee e la riduzione delle tariffe per alcuni settori – carne e materie prime agricole in particolare – che hanno bisogno di terreno disponibile e libero dagli alberi.

L’aumento dei roghi in Amazzonia in questi primi sei mesi dell’anno, (ad oggi sono oltre 75 mila, il doppio di quelli registrati nello stesso periodo del 2018), ha portato alla distruzione di oltre 225 mila ettari di foresta, oltre il doppio dell’anno precedente. Soltanto nel maggio del 2019, in 31 giorni, sono stati persi 739 km quadrati di foresta, corrispondente a due campi di calcio al minuto. Tutto terreno che si libera per l’allevamento, con la potente lobby agricola del Brasile felicissima alla prospettiva di aumento delle esportazioni agroalimentari di carne e soia in UE e in Cina (quest’ultima infatti cerca di diversificare le sue enormi importazioni di soia, evitando l’acquisto dagli USA con cui ha ingaggiato una guerra commerciale). Una lobby che sente di poter agire nella piena impunità, dal momento che il presidente Bolsonaro l’ha favorita con una progressiva rimozione di regolamentazioni ambientali in Brasile.

Nonostante la Commissione Europea si ostini a sostenere l’accordo, definendolo come uno strumento che rinforza l’Accordo di Parigi sul clima, Paesi come l’Irlanda e la Francia hanno promesso di bloccarne l’approvazione. Ad oggi, però, dalle stanze di Bruxelles ciò che filtra è solamente un potenziale bando all’importazione di carne brasiliana, questione che forse verrà affrontata alla prossima riunione della Commissione Commercio del Parlamento Europeo (INTA Committee) ai primi di settembre.

Ma al di là delle posizioni dettate dall’emergenza, è la sostanza del trattato a essere inaccettabile: il capitolo su commercio e sviluppo sostenibile, notevolmente più ampio di quelli previsti in accordi simili con altri Paesi, prevede chiari riferimenti alle convenzioni ambientali come l’Accordo di Parigi sul clima, la Convenzione sulla biodiversità (CBD), i testi sulla tutela forestale o sulle specie animali, ma non prevede nessun meccanismo sanzionatorio in caso non venissero rispettati gli accordi, anzi lo esclude in modo esplicito. Il trattato, approvato dalle parti, è entrato nel processo di legal scrubbing, la correzione di bozze che lo porterà nella sua versione ultima alla nuova Commissione Europea e al Consiglio Europeo per la approvazione definitiva. Solo dopo toccherà al Parlamento Europeo e ai Parlamenti nazionali votare la ratifica finale.

Alle parole, adesso, devono arrivare i fatti: le centinaia di migliaia di ettari di foresta non saranno facilmente recuperabili in breve tempo, ma per evitare un danno ancora peggiore bisogna bloccare il processo di approvazione dell’accordo. Occorre una presa di posizione chiara e definitiva sull’insostenibilità di un trattato che già nel testo dà priorità alle questioni commerciali rispetto alla tutela ambientale e dei diritti delle persone.
Un voto contrario al Parlamento Europeo, un veto al Consiglio e un’opposizione nei Parlamenti nazionali sono la risposta più efficace, al di fuori della retorica del momento e per dare voce a una vera agenda alternativa e sostenibile sul commercio internazionale.

Insieme, non vi daremo tregua

Oltre 70 adesioni tra reti, associazioni e personalità italiane contro le scelte insensate del Governo del Cambia-in-peggio

“Insieme non vi daremo tregua”: è stata massiccia l’adesione alla seconda lettera aperta lanciata dalla Campagna Stop TTIP/CETA Italia e dal Coordinamento Nazionale No Triv contro le politiche del Governo italiano gialloverde dannose per il clima, la coesione sociale e l’economia del nostro Paese. La nuova lettera è co-promossa, ad oggi, da Presidio Europa No Tav, Forum Italiano Movimenti per l’acqua, Laudato Sì, Movimento decrescita felice, No Tunnel Tav Firenze, No Tap Provincia di Brindisi, Coordinamento No Triv Basilicata, Trivelle Zero Molise, Navdanya International e oltre 70 altre reti, associazioni, sindacati e personalità italiane.

Di seguito le altre adesioni ad oggi:

Abruzzo Beni Comuni, Armonia degli Opposti, A Sud, Associazione Botteghe del Mondo, Associazione Città del Verde, Associazione Città Plurale, Attac Italia, Circolo Culturale Chaikhana, Collettivo AltreMenti Valle Peligna, Comitato Ex Convitto Monachelle (Rbc Metropolitani Napoli), Coordinamento Nord Sud del Mondo, Coordinamento regionale Acqua pubblica di Basilicata, Distretto rurale di economia solidale Parco Agricolo Sud Milano, Ecoistituto del Veneto Alex Langer, Energia Felice, Epha Basilicata, Fairwatch, Fondazione Capta, Fondazione Lorenzo Milani Onlus Termoli, Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni, Gruppo Fuoritempo, I Discoli del Sinarca, Liberiamo La Basilicata, MAG 4 Piemonte, No Eolico Selvaggio, No Gasaran Sergnano, No Triv Lombardia, Reorient, Rete Alto Jonio Calabria Sibaritide Pollino Per l’Autotutela (Raspa), Transform, Usicons, Veri Ecologisti Nonviolenti Veneti, Yaku

Esponenti della società civile
Vittorio Agnoletto, medico e attivista, Elda Agnolin, attivista, Mario Agostinelli, politico e sindacalista, Renzo Baricelli, attivista, Marco Borgatti, Presidente Guide del Borsacchio, Giulia Butturini, attivista, Sandra Cangemi, attivista, Germano Capurri, Scrittore, Donato Cardigliano, Presidente Associazione Bianca Guidetti Serra, Michele Carducci, Costituzionalista, Giancarlo Cecchinato, attivista, Ezio Corradi, No Triv Lombardia, Pietro Del Zanna, Attivista Ecologista, Peppe Di Bello, attivista, Marica Di Pierri, Giornalista e Attivista, Enzo Di Salvatore, Costituzionalista, Monica Di Sisto, giornalista e portavoce della Campagna Stop TTIP/CETA Italia, Daniele Di Carlo, Insegnante Tai Chi Chuan, Enrico Duranti, No Gasaran Sergnano, Enrico Gagliano, Attivista e Cofondatore Cnnt, Patrizia Gentilini, medico e attivista, Rosi Innes, Attivista e Cofondatore Cnnt, Carmela La Padula, Attivista e Cofondatore Cnnt, Antonella Leto, Attivista, Viviana Manganaro, Attivista, Francesco Martone, attivista, Francesco Masi, Attivista e Portavoce Cnnt, Tiziana Medici, Attivista e Cofondatore Cnnt, Roberto Musacchio, attivista, Antonella Pizzuti, attivista, Roberta Privitera, attivista, Roberto Quirino, storico dell’arte e attivista ecologista, Roberta Radich, Sociologa e Psicoterapeuta, Danilo Ranalli, attivista, Rosa Rinaldi, attivista, Alessandra Romano, attivista, Patrizia Rossetti, attivista, Massimo Marco Rossi, Produttore Televisivo, Lidia Ronzano, attivista, Vincenzo Sansonetti, attivista, Cinzia Scaffidi, docente univaria e scrittrice, Massimo Torelli, attivista, Marino Trizio, Presidente Città Plurale, Graziella Troiano, Attivista, Remo Valsecchi, attivista, Guido Viale, Filosofo, Leda Zoffoli, Attivista Sos Adriatico Rimini, Alberto Zoratti, Presidente di Fairwatch

Caro Governo del “Cambia-in-peggio”, ti riscriviamo…

Lettera aperta promossa dal Coordinamento nazionale No TRIV e dal Campagna Stop TTIP/CETA Italia

Onorevole Presidente e Vicepresidenti,

Siamo gli autori della lettera del 23 maggio scorso, a Voi indirizzata a due mesi esatti dalla manifestazione che vide marciare oltre 100 mila persone per le strade di Roma per affermare il diritto delle donne e degli uomini di questo Paese ad una stagione di cambiamenti radicali nelle politiche economiche, sociali, climatiche ed ambientali, considerata la crisi che assedia l’Italia da troppi anni e sotto tutti questi aspetti.
In un crescendo di scelte sbagliate, avete fatto ingiustificabili passi indietro rispetto alle promesse elettorali: una finta moratoria sulle trivellazioni in mare, l’approvazione di tutti gli accordi di libero scambio su cui siete stati chiamati a dare il primo via libera in Consiglio Europeo (compresi i dannosi accordi con il Vietnam e i Paesi del Mercosur) fino all’assenso a grandi opere controverse come il TAP e l’accelerazione su tutti i progetti riguardanti gas e petrolio.
L’inversione a U rispetto agli impegni presi si è completata con il sì all’alta velocità Torino-Lione: un’opera che dovrebbe essere sospesa alla luce delle esigenze urgenti di riduzione delle emissioni climalteranti e del calo netto dei flussi commerciali sulla tratta.
Le politiche economiche nel complesso rimangono poco incisive e ambiziose: privilegiano alleanze con grandi gruppi un tempo criticati, tagliano spesa e investimenti pubblici proprio come rimproverato ai miopi governi precedenti, si inginocchiano ai vincoli UE e coprono con misure-tampone per i più poveri le cospicue regalie alle imprese e una nuova stagione di privatizzazioni, culminante nel mancato rispetto degli esiti del referendum sull’acqua pubblica del 2011.
A questo si aggiunge una politica interna ed estera improntata alla criminalizzazione della solidarietà e allo smantellamento di ogni esperienza di accoglienza e integrazione efficaci, in assenza di una decisa azione nelle sedi europee per politiche migratorie rispettose dei diritti umani e più adeguate ai tempi.
Da paladini del cambiamento e della Costituzione vi rivelate sintomi di quando grave e pervasiva sia la crisi morale e politica delle istituzioni repubblicane, proprio quando la crisi sociale, morale, ambientale e climatica del Paese richiedeebbe capacità di tutt’altra statura.
Noi restiamo unite e uniti nel ribadire la necessità di una svolta radicale e di una riconversione ampia e profonda del sistema economico e sociale del nostro Paese, che intendiamo realizzare con tutta la forza di cui siamo capaci.

Chiediamo un audit nazionale pubblico e partecipato per le politiche strategiche del nostro Paese, a partire da quelle industriali e ambientali, in cui discutere a partire dai territori e dai loro abitanti, dai movimenti, dalle organizzazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, dei consumatori e della società civile, le vostre scelte incomprensibili e contraddittorie.
Chiediamo un audit nazionale del debito pubblico, per chiarire nel merito i rilievi sollevati a livello europeo e nazionale, e consentire al nostro Paese la stessa agibilità accordata, ad esempio, a Francia e Germania e scegliere più consapevolmente le priorità di spesa pubblica a partire dal prossimo Def.
Chiediamo una  valutazione d’impatto integrata nazionale, con una metodologia chiara e atti accessibili, degli accordi internazionali commerciali che l’Italia ha sottoscritto e intende sottoscrivere, e una azione politica chiara di inversione delle priorità attuali con gli strumenti della bocciatura delle ratifiche e del veto in sede europea.
Chiediamo il rispetto dell’Accordo di Parigi contro i cambiamenti climatici, il rispetto degli impegni per la riduzione delle emissioni, per la riduzione dell’uso dei pesticidi e del Piano d’azione nazionale su impresa e diritti umani, verso una scelta chiara in favore della produzione clima-compatibile e circolare, le energie rinnovabili, la mobilità sostenibile, l’agroecologia.

Continueremo a fronteggiare con la serietà delle nostre analisi e la concretezza delle nostre proposte l’approssimazione e il malgoverno delle istituzioni italiane ed europee, con o senza di Voi.

Italia condannata dal tribunale delle multinazionali

Il tribunale delle multinazionali condanna l'Italia a pagare 10 milioni di euro in una causa #ISDS

L’Italia perde ancora in un arbitrato internazionale. La recente sentenza emessa da tre avvocati commerciali è l’amaro epilogo di una causa intentata dalla società olandese CEF Energia BV al nostro paese presso la Camera di commercio di Stoccolma.

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