Sì dell’Italia all’accordo UE-Vietnam. Il governo tradisce (ancora) le promesse

Dopo gli inspiegabili sì ai trattati di libero scambio Unione europea-Giappone (JEFTA) e Unione europea-Singapore, venerdì il Ministero dello Sviluppo Economico ha nuovamente stupito le tante organizzazioni della società civile che si aspettavano un cambio di rotta. Il Sottosegretario con delega al commercio estero, Michele Geraci, ha dato infatti il via libera per l’Italia alla firma europea dell’accordo Ue-Vietnam. E di bocciare il CETA non si parla più.

L’intesa, analizzata nel nostro rapporto “I brutti fratelli del CETA“, presenta un impianto del tutto comparabile agli accordi più noti e già largamente contestati da movimenti, associazioni e sindacati in tutta Europa. Non solo: il negoziato, avviato nel 2012 e chiuso nel 2016, si è svolto senza alcuna trasparenza. Il mandato della Commissione europea a trattare non è stato reso pubblico, durante il processo non sono stati coinvolti i Parlamenti degli Stati membri né la società civile, né sono stati resi pubblici in alcun modo i documenti scambiati dalle parti per quattro anni. Oggi sappiamo che non è stata fatta alcuna valutazione di impatto sui diritti umani, anche se il Vietnam è un paese che reprime con violenza il dissenso politico. Sappiamo anche che la nostra agricoltura è stata sacrificata per ottenere concessioni nel settore automobilistico, tessile e farmaceutico: solo 38 prodotti tipici italiani sono parzialmente protetti dalle copie a basso costo, tre in meno rispetto al CETA. Il tutto nel mare di falsi e cuore della contraffazione che è il mercato Asiatico.

Non possiamo fare a meno di notare  la deriva schizofrenica del governo sui temi del commercio internazionale, Dopo il via libera italiano al trattato con Ue-Giappone abbiamo ascoltato i Ministri Di Maio e Salvini ribadire la volontà di respingere il CETA, che pure ha un impianto sostanzialmente analogo. Tuttavia, poche settimane dopo l’Italia dà il suo assenso anche al patto europeo con il Vietnam. Riteniamo inaccettabile questa incoerenza tra parole e fatti e riprendiamo la mobilitazione nazionale pretendendo spiegazioni pubbliche.

Il vicepremier Salvini solo poche settimane fa, come lo stesso vicepremier Di Maio, hanno ribadito dal mega-mercato di Campagna Amica al Circo Massimo di Roma la loro contrarietà ai trattati che danneggiano produzione e ambiente. La voce di Salvini si può ascoltare al minuto 3.08 del video realizzato da Coldiretti, quella di Di Maio, che ribadisce la sua contrarietà al CETA al minuto 3.11. Anche del CETA, che doveva essere bocciato alla riapertura dei lavori parlamentari, secondo gli impegni assunti da LEGA e M5S con la Campagna #NOCETA #NonTratto, non si parla più.

Per la Campagna StopTTIP/StopCETA il Ministero dello Sviluppo Economico sta agendo senza trasparenza nei confronti degli elettori e della società civile. Invece di rispettare gli impegni elettorali, si è azzerato il cammino comune fatto con molti parlamentari e esperti dentro e fuori l’attuale maggioranza, dichiarando di dover valutare l’opportunità degli accordi di libero scambio attraverso una Task Force di esperti, creata in piena estate in tutta fretta dopo le contrarietà diffuse scatenate dal via libera al JEFTA. Una task force che non è stata mai più convocata da allora e  il cui ruolo – pur dichiarato – è stato aggirato con decisioni semi-segrete su Giappone, Singapore, e il pessimo Vietnam, che vanno in controtendenza rispetto alle promesse pubbliche.

Non ci sembra plausibile che il sottosegretario al MISE Geraci decida in autonomia di tradire gli impegni elettorali di due terzi dei parlamentari oggi eletti e di stracciare il ‘contratto di governo’, nel quale si legge che:

Per quanto concerne Ceta, MESChina, TTIP e trattati di medesimo tenore si ha l’intenzione di opporsi in quanto determinano un eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini, oltre ad una lesione della concorrenza virtuosa a scapito della sostenibilità del mercato interno.

Chiediamo al ministro allo Sviluppo Economico Luigi Di Maio di spiegare la linea politico del suo Ministero, e al vicepremier Salvini la ragione per cui un sottosegretario in quota Lega contraddica con i fatti il contratto, le loro dichiarazioni e le promesse elettorali.

Dopo oltre cinque anni di controinformazione e mobilitazione contro i trattati tossici, non resteremo a guardare: chiediamo di bocciare il CETA in Parlamento prima delle elezioni europee e di fermare, nel frattempo, l’iter di tutti i trattati tossici per riaprire prima di un confronto serrato in Europa sulla strategia e le priorità commerciali dell’Unione e dei Paesi membri. Italia compresa.

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Pubblicato il 29 ottobre 2018, in Blog con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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