Parlamenti e società civile contro i comitati segreti del CETA

Ha fatto rumore, in Europa e in Italia, la notizia del meeting a porte chiuse tra i tecnici Europei e Canadesi e il settore privato, che a inizio settimana hanno avviato le discussioni per indebolire le normative che tutelano la sicurezza alimentare e limitano l’uso dei pesticidi nel CETA. L’agenda dell’incontro, contenuta in un documento ad accesso limitato della Commissione Europea, è stata resa pubblica dalla Campagna StopTTIP/StopCETA, che ha invitato i nuovi parlamentari italiani e gli eurodeputati a chiedere più trasparenza nei negoziati che riguardano materie di forte interesse pubblico.

Il CETA, infatti, pur mancando ancora la ratifica definitiva di molti stati membri dell’UE, è in vigore in via provvisoria dallo scorso settembre. Ciò significa che una serie di comitati tecnici istituiti dall’accordo eurocanadese di libero scambio stanno iniziando il loro lavoro, che rischia di portare ad un indebolimento progressivo delle norme che oggi tutelano i consumatori, le piccole imprese e l’ambiente. Il comitato sui pesticidi è uno di questi, e ha cominciato a scambiarsi informazioni sensibili in un incontro avvenuto a Ottawa il 26-27 marzo, senza la partecipazione di alcun organismo elettivo o della società civile.

Questo preoccupa non poco la Campagna StopTTIP/StopCETA, le organizzazioni internazionali che si battono per un commercio più giusto e alcuni parlamentari italiani ed europei.

Lo dimostra l’interrogazione presentata dalla Senatrice Elena Fattori, insieme ad Elio Lannutti, che è possibile ritrovare a questo link https://bit.ly/2J73Q68. O quella avanzata dall’europarlamentare Tiziana Beghin alla Commissaria UE al Commercio, Cecilia Malmstrom, rimasta in silenzio (https://bit.ly/2Gj5DqV)

La notizia di questo meeting a porte chiuse è stata riportata anche dal sito specialistico Bilaterals.org (si può reperire a questo link https://bit.ly/2E6MW3T) e dalla ONG GMWatch, una delle realtà più attive in Europa sul fronte della lotta agli OGM (https://bit.ly/2uF2zAn)

Ciò significa che vi è un forte interesse da parte della società civile, unito ad una preoccupazione altrettanto forte per le derive che gli accordi commerciali come il CETA possono prendere. Il rischio che molte misure vengano implementate lontano dagli occhi dell’opinione pubblica e dei Parlamenti è concreto e inaccettabile. Presto i governi potrebbero perdere la possibilità di impedire l’ingresso nel mercato di sostanze o prodotti oggi vietati, in un pericoloso e allentamento del principio di precauzione.

Rinnoviamo pertanto l’invito ai tanti deputati e senatori che lo scorso anno si sono uniti in un intergruppo parlamentare NoCETA, a ricostituire quell’alleanza che ha permesso nel 2017 di evitare l’approvazione di un trattato i cui risvolti più significativi non sono condivisi né con le istituzioni nazionali che rappresentano, né tantomeno con i cittadini.

Pubblicato il 30 Marzo 2018, in Blog con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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