Cecilia la dice grossa: il CETA difende l’occupazione in Europa?*

E sulle minacce di Trump ammette: “al momento non ha messo nulla nero su bianco”

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La commissaria europea al commercio Cecilia Malmstrom è stata audita oggi in teleconferenza  dalle commissioni Politiche UE e Attività produttive della Camera dei deputati sulle recenti minacce di Trump sull’elevazione di dazi contro le importazioni negli Stati Uniti di prodotti europei e sulla proposta di revisione delle difese commerciali europee da lei elaborata, per rispondere alla recente causa persa dall’Ue contro le importazioni di pollo dalla Cina. Malmstrom, che non ha convinto con le sue risposte sul tema specifico del dumping ne’ i due deputati del Pd Beneamati e Arlotti, ne quello della lega Allasia, che l’ha stimolata sulla crisi dei prezzi del riso in Italia, ne’ l’onorevole Fantinati del M5S che l’ha interrogata sulla contraffazione, ha tuttavia inanellato alcune “perle di propaganda” che è bene mettere in evidenza.

  • Ha spiegato che il CETA, che sarà presto approvato (ora parla anche al posto dei Parlamenti nazionali, sostituendosi alle ratifiche nazionali, o si riferiva dell’implementazione provvisoria? Nessuno glielo ha chiesto) contiene misure che impediscono il dumping sociale attraverso le politiche dell’occupazione. Che, dunque, attraverso il CETA l’occupazione in Europa sarà protetta dalla concorrenza sleale di chi ha livelli salariali più bassi.
    Ma è FALSO: il capitolo sul lavoro del CETA (CAP.23) contiene indicazioni molto generali sulle convenzioni dell’Oil rispettate dalle due parti, non prevede che le questioni del lavoro possano essere oggetto di causa commerciale come gli investimenti, e prevede che rispetto a una possibile violazione dei contenuti del capitolo bisogna rivolgersi al Comitato di esperti, istituito dallo stesso CETA, che affida a 3 saggi individuati dalle parti di suggerire soluzioni non vincolanti al caso. Per questioni più generali, ci si può rivolgere al Comitato per lo Sviluppo Sostenibile, che sovrintende a questo capitolo e alle questioni relative all’ambiente. Anche quello sul Trasferimento del personale temporaneo (CAP 10) serve a facilitare il trasferimento di personale all’interno degli stessi gruppi, chiedendo solo che vengano rispettate le regole del lavoro del Paese in cui si opera, ma non si possono applicare ne’ vincoli ne’ restrizioni numeriche.

 

  • Ha affermato che anche il TTIP contiene questo tipo di protezioni per l’occupazione, ma come sappiamo è FALSO, perché gli stati Uniti non hanno nemmeno sottoscritto tutte le convenzioni dell’Oil a riguardo, e la formulazione dei capitoli relativi era, al momento, a quanto risulta, ancora più generica.

 

  • Ha sostenuto che contro la contraffazione TTIP, CETA e tutti gli accordi commerciali che l’UE propone ai partner, contengono protezioni specifiche per le Indicazioni geografiche “che ci consentano di assicurare che il formaggio che si chiama parmigiano, come il prosciutto San Daniele venduti, siano quelli veri”. Come sappiamo tutti questo è FALSO, perché le IG italiane protette nel CETA sono 41 (CAP. 20 + All) , a fronte delle quasi 200 riconosciute dall’Unione europea e, più grave, chi ha prodotto fino alla firma del trattato formaggio Parmigiano e Prosciutto San Daniele in Canada registrando un proprio marchio, potrà continuare a farlo e a venderlo così com’è, e chi userà la dicitura “parmesan” o “formaggio sullo stile di” parmigiano”, potrà tranquillamente continuare a stampare le sue etichette, a questo punto anche nel mercato europeo, senza colpo ferire.

 

  • Ha sostenuto (e questo è VERO) che Trump, al momento, è impegnato nella piena entrata a regime del suo Governo, che il neoministro al commercio non è stato ancora validato dal voto del Senato, e quindi fa dichiarazioni senza essere operativo. Per questo gli annunciati dazi contro formaggi e beni di lusso e di consumo provenienti dall’Europa minacciato da Trump sono ancora annunci, ma non c’è ancora niente di ufficiale, nessuna comunicazione nero su bianco. Per questo, ancora, il TTIP è al momento congelato, ma resta la proposta centrale di cooperazione commerciale che l’Europa rivolge agli Usa, nonostante il cambio di presidenza.

Morale: le “verità alternative” della Malmstrom ci confermano che il CETA va fermato sulla strada della ratifica, e il TTIP prima che esca dal freezer. Come hanno dimostrato le insufficienti risposte della commissaria ai nostri parlamentari, non potrà esserci efficace protezione delle nostre imprese, eccellenze, occupazione, diritti, senza un’attenta revisione delle politiche commerciali europee, a partire dai trattati che continuiamo a proporre a nostro assoluto svantaggio, TTIP e CETA in testa.

  • a cura di Monica Di Sisto, Stop TTIP Italia
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Pubblicato il 11 aprile 2017 su Blog. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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