CETA, Commissione Ambiente: spingiamo per un NO

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«L’Unione Europea e il Canada hanno approcci molto diversi in tema di salute, ambiente, sicurezza alimentare». Esordisce così la bozza di parere sul CETA che la Commissione Ambiente (ENVI) del Parlamento Europeo dovrà votare il prossimo 12 gennaio. Il documento, piuttosto critico, sembra preludere ad un’altra bocciatura – dopo quella della Commissione Lavoro (EMPL) – dell’accordo UE-Canada firmato ad ottobre. Prima della ratifica al Parlamento europeo di Bruxelles, in agenda per inizio febbraio, le 1600 pagine del trattato passeranno al vaglio di alcune commissioni parlamentari che hanno chiesto di potersi esprimere nel merito. Le criticità espresse da EMPL sono ribadite da ENVI, che elenca anche tutta una serie di altri pericoli connaturati al CETA.
Il relatore della bozza di parere, il belga Bart Staes (Verdi), sottolinea nel testo che il Canada ha già fatto causa all’Unione Europea e agli Stati Membri, in ambito WTO, per le leggi sugli OGM, il divieto di somministrazione di ormoni ai bovini, i prodotti ricavati dalla caccia alle foche e perfino sull’amianto.

Il Paese nordamericano, inoltre, ha sempre avversato il regolamento europeo REACH sulle sostanze chimiche e la normativa sui pesticidi. Addirittura, è riuscito a indebolire il sistema di etichettatura delle origini degli Stati Uniti.
Bart Staes non è affatto delicato nelle sue critiche anche alle politiche della Commissione Europea, accusata di aver minato alla base la direttiva sulla qualità dei carburanti al solo scopo di preparare il terreno per un commercio di petrolio da sabbie bituminose con il Canada. Inoltre, è di ieri la notizia che il Commissario alla salute, Vytenis Andiuakitis, ha privatamente rassicurato Stati Uniti e Canada sulla vera natura della nuova normativa che classifica gli interferenti endocrini. Per queste sostanze chimiche dannose, «la Commissione Europea ha agito nell’interesse delle aziende canadesi», andando contro alle richieste del Parlamento Europeo e abbandonando il principio di precauzione.

A dispetto di ogni dichiarazione sulla carta, prosegue la bozza di parere, l’accordo non rispetta il right to regulate (diritto alla regolamentazione) degli Stati Membri. Un fatto reso ancor più evidente dall’esistenza di dispositivi «che garantiscono agli investitori di citare in giudizio gli Stati, mentre gli impegni sugli standard ambientali» rimangono non vincolanti.

Nel dettaglio, il CETA supera le linee rosse già tracciate dalla commissione Ambiente del Parlamento Europeo con il parere sul TTIP del 16 aprile 2015, in diversi campi. Tra i rilievi più significativi:
– mancano disposizioni vincolanti per il rispetto del principio di precauzione
– la cooperazione regolatoria non è limitata agli ambiti in cui le legislazioni sono molto simili, ma ha un approccio onnicomprensivo
– il CETA contiene disposizioni sui servizi sanitari pubblici che limitano la libertà dei governi nelle scelte di policy e misure scritte con lo scopo di indebolire le leggi sugli OGM
– l’accordo istituisce la lista negativa per i servizi pubblici e sociali
– include il meccanismo di risoluzione delle controversie ICS, che mina la sovranità degli Stati e dell’UE tutelando i diritti dei soli investitori
L’applicazione del CETA andrebbe in contrasto con alcuni standard ritenuti non negoziabili dalla commissione Ambiente: dall’approccio alla sicurezza alimentare alle misure sugli interferenti endocrini, dagli impegni per il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici ai livelli massimi per i residui di pesticidi.
Infine, le richieste della commissione ENVI non sono state rispettate per quanto concerne numerosi settori. Ad esempio sulla protezione piena delle indicazioni geografiche, la riduzione degli antibiotici negli allevamenti, la promozione delle rinnovabili e la riduzione delle emissioni per gli autoveicoli.
La conclusione è netta: «La Commissione Ambiente chiede alla commissione Commercio internazionale, come commissione responsabile, di raccomandare al Parlamento di declinare il suo consenso» al CETA.
La bozza di parere è aperta ad emendamenti fino al 14 dicembre.

Per aumentare la pressione sugli eurodeputati della Commissione Ambiente favorevoli al CETA, chiedendogli di approvare questa opinione e di conseguenza chiedere alla plenaria di respingere l’accordo, la campagna Stop TTIP Italia pubblica i loro nomi e i loro contatti.

Giovanni La Via (PPE) – Presidente – giovanni.lavia@europarl.europa.eu – +32(0)2 28 45217

Circoscrizione nordoccidentale (Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Lombardia)
Renata Briano (S&D) – renata.briano@europarl.europa.eu 
Alberto Cirio (PPE) – diffondi il suo banner e contattalo

Circoscrizione nordorientale (Trentino-Alto Adige,  Veneto,  Friuli Venezia Giulia,  Emilia-Romagna)
Herbert Dorfmann (PPE) – diffondi il suo banner e contattalo
Elisabetta Gardini (PPE)
diffondi il suo banner e contattala
Damiano Zoffoli (S&D) – diffondi il suo banner e contattalo

Circoscrizione centrale (Toscana,  Umbria,  Marche,  Lazio)
Simona Bonafè (S&D)diffondi il suo banner e contattala

Circoscrizione meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia,Basilicata, Calabria)
Massimo Paolucci (S&D)diffondi il suo banner e contattalo
Aldo Patriciello (PPE)diffondi il suo banner e contattala
Elena Gentile (S&D) – elena.gentile@europarl.europa.eu

Nicola Caputo (S&D)nicola.caputo@europarl.europa.eu

Circoscrizione Insulare (Sicilia, Sardegna)
Caterina Chinnici (S&D)diffondi il suo banner e contattala

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Pubblicato il 13 dicembre 2016 su Blog. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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