Mentre Calenda si distrae col referendum, il Canada spinge gli interferenti endocrini

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Secondo il Canada “le valutazioni di pericolosità dell’Unione Europea potrebbero ostacolare il commercio di prodotti alimentari e di mangimi” e crede fortemente che la proposta di regolamentazione europea serva solo a “minare il commercio agricolo internazionale contravvenendo ai principi fondamentali dell’accordo sulle misure sanitarie e fitosanitarie della Wto” (l’Organizzazione Mondiale del Commercio). Il Canada chiede all’Unione Europea di “riconsiderare le valutazioni di pericolosità […] che avrebbero un impatto negativo, distorsivo e non giustificato sul commercio”.
In aggiunta, gli Stati Uniti esprimono preoccupazione che “un gran numero di sostanze e di prodotti che le contengono potrebbero essere colpite dalle nuove categorie [proposte dall’Unione Europea, NdR] e avrebbero come risultato un loro ritiro dal mercato europeo”.
Il luogo dove avviene questa accesa discussione è il Comitato dell’Organizzazione Mondiale del Commercio preposto alla sicurezza alimentare (Wto Committee on Technical Barriers to Trade), i giorni sono il 9 e 10 marzo e le sostanze di cui si parla sono i cosiddetti “Endocrine Disruptors”, gli interferenti endocrini, cioè quelle sostanze chimiche considerate potenzialmente tossiche da una buona parte del mondo scientifico, come denunciato e ricordato da oltre 100 scienziati e che sono la parte sostanziale del commercio di prodotti agricoli e di carni a livello mondiale. Si tratta, per fare un esempio, della famosa “carne agli ormoni” su cui tutti, a cominciare dalla Commissione Europea per arrivare all’ancora Ministro italiano Calenda, hanno fatto a gara per rassicurare i cittadini.
Tutto si può leggere a pagina 28 del verbale di quell’incontro, ai punti 2.142 e 2.143, e il dibattito si riferisce alla proposta rivista di categorizzazione degli “interferenti endocrini” del febbraio 2016 proposta dalla Commissione Europea.
“L’accordo con il Canada si fondava sulla condivisione di valori, standard e forti rapporti politici ed economici” ha dichiarato Carlo Calenda a La Stampa il 22 ottobre 2016, giorno in cui la società civile europea e canadese, assieme ad alcune assemblee parlamentari come la Vallonia, chiedevano rassicurazioni sulla tutela dei diritti dei consumatori e dell’ambiente.
Evidentemente al Ministro mancano molte informazioni o finge di non averle.
E l’approvazione del CETA sposterebbe queste pressioni dall’organismo tecnico della Wto, comunque partecipato da ambasciatori dei Governi membri, a quello regolamentare del CETA, composto solo ed esclusivamente da tecnici, senza alcun controllo pubblico sugli standard che verranno decisi e armonizzati.

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Pubblicato il 6 dicembre 2016 su Blog. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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