TTIP: i privilegi dell’industria petrolifera

exxon
Exxon Mobil, una delle più grandi multinazionali petrolifere al mondo, avrebbe avuto accesso privilegiato ai documenti riservati del TTIP, per quello che riguarda in particolare il capitolo Energia del trattato. Così il Guardian, tra i principali quotidiani britannici da tempo attento al negoziato transatlantico, svela quello che le campagne Stop TTIP del vecchio continente denunciavano da tempo: la presunta riservatezza dei documenti, spacciata dalla Commissione Europea come un male necessario per tutelare le strategie negoziali, in realtà altro non era che un modo per mantenere spazi privilegiati di interazione con gli interessi delle grandi aziende, lontano da occhi indiscreti.


Alla ricerca di concreti input soprattutto sulla questione delle importazioni di gas e petrolio statunitense, la stessa Business Europe, la confederazione degli imprenditori europei, ha offerto “contact point” all’Amministrazione statunitense, in particolare al Dipartimento per l’energia, nel tentativo di rendere più semplice il processo negoziale.
Una commistione tra interessi pubblici e privati che ha scandalizzato anche alcuni europarlamentari, come la verde Ska Keller che ha dichiarato come i documenti rivelino “una scioccante vicinanza tra gli ninteressi dei gruppi imprenditoriali e la Commissione”. Uno scenario che farebbe domandare “chi effettivamente stia scrivendo le bozze del testo”.
Lo scoop del Guardian mette nuovamente a nudo la strategia della Commissione Europea, solo da poco tempo indotta a rendere più trasparente il proprio operato grazie alle pressioni delle campagne Stop TTIP.
Tra i pochi documenti riservati resi pubblici dalla società civile c’è un “non-paper”, cioè un contributo informale socializzato con l’altra parte negoziale datato 20 settembre 2013 e redatto dalla DG Trade (la Direzione Generale Commercio della Commissione europea) che va nella direzione di sviluppare infrastrutture e politiche per una facilitazione negli scambi di idrocarburi e combustibili fossili, in particolar modo gas naturale e petrolio, e per una facilitazione dei processi di esplorazione ed estrazione.
A pochi giorni dall’inizio della Conferenza delle Parti dell’Onu di Parigi sul cambiamento climatico, queste ulteriori rivelazioni mostrano quanto sia insostenibile la posizione della Commmissione Europea nel suo tentativo di giustificare un negoziato inaccettabile. Un recente rapporto di Fairwatch per la Campagna Stop TTIP Italia ha peraltro dimostrato come lo stesso capitolo sullo Sviluppo sostenibile, che avrebbe dovuto garantire il rispetto di alti standard sociali e ambientali, sia nei fatti inattuabile proprio per la mancanza di meccanismi sanzionatori. Rendendo così la questione della tutela dell’ambiente un semplice gioco retorico.

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Pubblicato il 26 novembre 2015 su Blog. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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