OGM e TTIP: preoccupazioni Made in USA

E’ uno dei cavalli di battaglia per chi si sta confrontando sul TTIP. Gli organismi geneticamente modificati sono o non sono sul tavolo negoziale? La Commissione Europea e il Governo italiano si ostinano a negare, evidenziando come la questione Ogm sia in verità una posizione demagogica dei movimenti anti TTIP europei, mossi più da paure irrazionali e da un profondo antiamericanismo che non da motivazioni razionali.
La questione è, invece, tutt’altro che chiara e risolta. Da una parte, per ciò che riguarda il negoziato, il mandato non esclude esplicitamente la questione Ogm, ma fa riferimento a una citazione, peraltro generalista, del principio di precauzione che in ogni caso non esclude l’entrata di transgeni in Europa, considerato che nella mangimistica sono già presenti. In più l’armonizzazione delle normative verrebbe portata avanti a negoziato concluso e ratificato, con la costituzione del Regulatory Cooperation Committee, che lavorerà ad armonizzare gli standard senza il minimo controllo parlamentare.
Il rischio non sta (soltanto) nella capacità di lobbying di organizzazioni come la North American Export Grain Association, la National Grain and Feed Association e la American Soybean Association. Ma in precedenti già acquisiti, come il CETA, l’accordo di libero scambio tra UE e Canada recentemente finalizzato e considerato un accordo modello anche per il TTIP.
A pagina 443 del testo, sotto il capitolo sul Dialogo e la Cooperazione Bilaterale, all’articolo Bilateral Cooperation on Biotechology, il testo chiarisce come le due parti si impegneranno a “promoting efficient science-based approval processes for products of biotechnology” ed “engaging in regulatory cooperation to minimize adverse trade impacts of regulatory practices related to biotechnology products“. Non c’è una parola sul principio di precauzione europeo […]ogm ma c’è l’approccio science-based proposto dagli statunitensi e su cui si basa, ad esempio, la Food and Drug Administration (FDA). E la cooperazione regolatoria ha l’obiettivo di minimizzare gli impatti avversi sul commercio delle regolamentazioni sui prodotti Ogm.
Quindi la questione Ogm non è una visione paranoica di qualche ansioso, e soprattutto non riguarda solo la sponda europea. In una lettera inviata a Michael Froman, United States Trade Representative (USTR), caponegoziatore statunitense, oltre 70 organizzazioni americane esprimono la loro preoccupazione su come il TTIP potrà impedire un’effettiva etichettatura dei prodotti Ogm, che possa informare i consumatori dei prodotti che acquistano. Mentre il Vermont è il primo Stato dell’Unione ad aver approvato una legge in tal senso, altri 20 sono sulla stessa strada. Ma non solo solamente le organizzazioni della società civile ad essere preoccupate dell’impatto del TTIP. Richard Eidlin, Policy Director dell’American Sustainable Business Council, sottolinea come con ‘etichetttura l’industria potrebbe diventare “più trasparente”, e potrebbe aiutare “a proteggere sia le persone che una maggiore competizione e innovazione tra le imprese”.
Uno scenario ben più realistico e preoccupante rispetto al panorama descritto dai Commissari europei e soprattutto dal Viceministro Calenda, secondo il quale l’opposizione al TTIP sarebbe dettata da antiamericanismo e da atteggiamenti ansiosi e irrazionali.

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Pubblicato il 30 novembre 2014 su Blog. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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